«In tanti senza più lavoro Sono loro i nuovi poveri»

7 Agosto 2020

Corrado De Dominicis condivide i dati registrati durante l’emergenza sanitaria: «Hanno chiesto aiuto 457 famiglie, il 33 per cento in più rispetto all’anno scorso»

PESCARA. «Per dieci anni al servizio degli ultimi», poi è arrivata la chiamata dell'arcivescovo della diocesi Pescara-Penne, monsignor Tommaso Valentinetti, “sarai il nuovo direttore della Caritas”. Ci ho riflettuto un po’, sentivo il peso di una responsabilità immensa, ma avvertivo anche una grande fiducia nei miei confronti, nel mio operato decennale. Ero dibattuto. Testa e cuore. Alla fine il cuore ha detto sì».
Riservato e risoluto, ama la trincea della solidarietà e mantiene un profilo basso. È lo stile di Corrado De Dominicis, 35 anni, pescarese, da pochi mesi neo direttore della Caritas diocesana e della Fondazione Caritas, oltre a mantenere l'incarico di responsabile delle comunicazioni istituzionali dell'associazione. Valentinetti lo ha voluto al comando dell'esercito dei più deboli dopo tre anni trascorsi ad affiancare don Marco Pagniello, scelto dalla Conferenza episcopale per ricoprire importanti incarichi in Caritas Italia e da cui ha ricevuto il testimone. Una scelta di continuità quella voluta dall'arcivescovo per dare una spinta innovativa alla Caritas che, ora più che mai, segue centinaia di famiglie bisognose.
De Dominicis, si aspettava questa nomina?
È stato un percorso che abbiamo fatto tutti insieme quando don Marco è stato chiamato in Caritas Italia. Sono molto contento di aver ricevuto la sua eredità. Ho avvertito una grande fiducia nei miei confronti anche da parte di monsignor Valentinetti e ciò mi fa accettare serenamente la grande responsabilità di questo incarico che porterò avanti nel segno della carità.
Quante sono le famiglie che assistete ogni giorno?
Dai dati, emersi dagli empori della solidarietà di San Donato a Pescara e Santa Filomena a Montesilvano, rileviamo che nel periodo tra il 15 marzo e il 31 maggio, sono 457 le famiglie assistite, il 33 % in più del 2019. Abbiamo distribuito 29.308 pasti in 75 giorni, il 41, 5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e sono 514 le persone che si sono rivolte per la prima volta alla Caritas per avere aiuto durante questa difficile emergenza. Dal 21 maggio abbiamo riaperto la mensa in presenza alla Cittadella di via Alento, con la distribuzione di circa 450 pasti al giorno. I tavoli sono divisi da lastre di plexiglass, il distanziamento è rispettato anche con ingressi e uscite differenziati e pannelli informativi anticontagio in lingua. Quarantaquattro le persone senza fissa dimora accolte nella Cittadella, 34 quelle ospitate nella tendopoli, ormai chiusa, nel parco Miguel Di Santo di San Donato. In autunno riprenderemo le altre attività della pastorale, tra cui l'aiuto ai senzatetto, alcuni dei quali hanno abbandonato la strada per stare nelle strutture solidali del Comune.
Chi sono i nuovi poveri?
Molti di quanto hanno perso il lavoro a causa dell'emergenza Covid 19 e hanno famiglie e figli a carico, pescaresi e stranieri: parrucchieri, cuochi, pizzaioli, baristi, imprenditori, lavoratori in nero, stagionali.
Quanti sono i volontari attivi in Caritas?
Quattrocento nella diocesi di Pescara-Penne, oltre alle presenze nelle 40 organizzazioni parrocchiali con le quali ci confrontiamo periodicamente.
Lei come e quando ha iniziato il suo servizio in Caritas?
Dieci anni fa sono entrato in Caritas come volontario e mi occupavo delle problematiche dei minori stranieri. Sono stato formatore per due anni, gli ultimi tre ho ricoperto l’incarico di vice direttore al fianco di don Marco da cui ho ricevuto questa immensa eredità al servizio degli ultimi. Come responsabile dell'ufficio comunicazione racconto il bello delle fatiche del mondo del volontariato.
Cosa le ha fatto scattare la scintilla di un cammino solidale?
È stato un percorso naturale, conseguenza del mio impegno in parrocchia che porto avanti da sempre. La Chiesa del resto è solidale per natura.
Come sarà la sua Caritas?
Opereremo nel segno della continuità, guardando alle ricchezze umane del territorio, attenti alle conseguenze di una crisi come quella del Covid che ha messo in ginocchio tante famiglie che per la prima volta, durante questa emergenza, sono state costrette a rivolgersi a noi, non senza vergogna o patimenti dell’animo. Continueremo a fare quello che sappiamo fare, con l’ascolto e l’osservazione del territorio e il discernimento nelle azioni. Certo, sono consapevole dell’aumento delle responsabilità. Non vivo questo impegno come un lavoro, ma come un servizio ai bisognosi. Grazie a Dio, questa è una delle tante benedizioni che ho ricevuto nella vita.
Ha paura delle incognite del futuro?
No, perché ho il sostegno del vescovo, del gruppo di lavoro, la collaborazione dei volontari. Ce la faremo. Il Covid ci è stato di grande insegnamento, ci ha costretto a riflettere sul nostro operato di ogni giorno.
Il sogno della vita?
Il mio auspicio è che le persone abbiano sempre meno bisogno della Caritas, perché ciò vorrebbe dire che all'interno della nostra comunità è cresciuta la consapevolezza che prendersi cura l'uno dell'altro è importante per tutti. L'incontro con l'altro ci fa conoscere di più noi stessi.
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