In un anno la lista è raddoppiata

Abruzzo e Teramano tra le maglie nere d’Italia. Appello per un tavolo regionale
TERAMO. Più 109% incidenti in un anno. È questa la cifra terrificante che mostra come gli infortuni sul lavoro siano più che raddoppiati nel Teramano. In una regione, l’Abruzzo, che è al terzo posto in Italia per aumento degli incidenti. E sono conti, questi, che non prendono in considerazione né la morte di Roberto Scipione né quella di Tonino Fanesi, visto che si riferiscono solo ai primi cinque mesi del 2022. Cinque mesi tragici, in cui in regione ci sono stati 7.628 incidenti sul lavoro, di cui 2.333 nel Chietino, 1.567 nel Pescarese, 1.411 nell’Aquilano e 1.208 nel Teramano, il quale ha però visto una impennata impareggiabile. Il conto, diffuso dalla Cgil, non è aggiornato, perché una vera e propria banca dati non esiste. «In un Paese normale non è ammissibile che non si riescano ad integrare le banche dati tra Inail, Asl e Ispettorato del lavoro per avere un quadro definito e per agire conseguentemente sulle priorità», diceva infatti la Cgil regionale il 14 settembre scorso, all’indomani della tragica morte di Fanesi, lamentando il dimezzamento degli ispettori e dei medici del lavoro e chiedendo interventi strutturali sulla prevenzione e sulla formazione.
Con la nota del 14 settembre – ribadita ieri dal segretario generale regionale Carmine Ranieri e il segretario con delega alla sicurezza Franco Spina – la Cgil chiamava in causa direttamente la Regione Abruzzo. «Serve che la Regione convochi con urgenza e faccia operare il Comitato di coordinamento per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro previsto dal decreto legislativo 81 del 2008», dicono, «la legge prevede compiti molto importanti in capo a tale organismo: sviluppare piani operativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro; svolgere funzioni di indirizzo e programmazione delle attività di vigilanza e di prevenzione e promuovere attività di formazione; raccogliere e analizzare le informazioni relative agli eventi dannosi e ai rischi; valorizzare gli accordi aziendali e territoriali che promuovano l’adozione di comportamenti volti a migliorare i livelli di tutela della salute e della sicurezza; monitorare e valutare le attività svolte dall’ufficio operativo e dagli organismi provinciali». (l.t.)

