In una lettera il dramma dei dipendenti

8 Febbraio 2015

Un gruppo contesta i sindacati e si appella alla Regione: «No a lotte di potere, vogliamo i nostri soldi»

PESCARA. Un gruppo di lavoratori della Majella e Morrone ha scritto una lettera al Centro che pubblichiamo in versione integrale. Nel documento si contestano scelte sindacali, si racconta il dramma di vivere senza stipendio. E si chiede ai Comuni morosi di pagare le proprie quote.

«Alcuni lavoratori dell’azienda Majella e Morrone si sono organizzati autonomamente dai sindacati in quanto non ci sentiamo più rappresentati dalle loro posizioni, sono già state prese iniziative autonome come l’intervento pacifico nella riunione dell’Unione dei comuni e nell’incontro alla Regione Abruzzo, lunedì 2 gennaio. A seguito degli articoli sulla situazione debitoria elevata dell’azienda Majella e Morrone srl, il comitato autonomo dei lavoratori autonomo vuole esprimere la propria opinione con questo comunicato: intendiamo precisare che i dipendenti non possono che osteggiare la posizione presa dai sindacati, e in particolare della Cgil, in quanto la stessa (non comprendendone per quale motivazione) a seguito di un impegno preso, responsabilmente, dalla Regione Abruzzo di salvare i 70 dipendenti, il loro lavoro e gli stipendi pregressi, spinga invece per la liquidazione e l’affidamento a cooperative (posizione più volte espressa in tutte le riunioni sindacali) così da precarizzare assolutamente e irrimediabilmente il lavoro di persone già ampiamente massacrate dal “sistema” – lavoriamo da 8 mesi senza stipendio – e senza nessuna garanzia, se non orale, di riassorbimento di tutto il personale e in più, sempre per bocca dei sindacati, perdendo praticamente tutte o quasi le mensilità pregresse. Non ci sembra questo il compito di un sindacato, che dovrebbe tutelare i principi sopracitati, dal quale non vogliamo essere ancora strumentalizzati: a noi interessa di essere pagati e di aver garantito il nostro posto di lavoro, non ci interessa entrare in lotte e beghe di potere. Ricordiamo inoltre che ad oggi per pagare gli 8 stipendi a noi dovuti, basterebbe che i Comuni morosi dell’ambito 35 domani mattina pagassero tutti i loro debiti (cioè servizi sociali dati e mani pagati) che hanno verso la Comunità montana (e quindi l’azienda), ma di questo la Cgil e nessuno parla».