In volo da Haiti in Abruzzo per adottare due figlioletti

2 Luglio 2020

L’atto d’amore di un ricercatore di Giulianova e di un’insegnante di Perano «Abbiamo sfidato la pandemia, aspettavamo da tre anni l’abbraccio coi bimbi»

GIULIANOVA. Neppure il coronavirus è riuscito a fermarli. Due coniugi abruzzesi, Gianluca Rastelli, 44 anni, di Giulianova, e Silvia Tucci, 43, di Perano, hanno potuto realizzare ugualmente il loro sogno: diventare genitori adottivi di due bimbi. In questo caso, due fratellini: un maschietto, W., 8 anni, e una femminuccia , M., 7 anni, di Haiti. Dopo quasi tre anni di peripezie, a marzo la coppia, finalmente, ha ottenuto dalle autorità haitiane il permesso di andare a prendere i due piccoli. Ma il diffondersi della pandemia ha gelato le aspettative dei coniugi Rastelli. Si sono così ritrovati davanti a un bivio: aspettare che l’emergenza Covid-19 cessasse, con tutti i rischi che i due bimbi avrebbero potuto correre, oppure compiere un ulteriore sforzo economico e portare i figlioletti via da quell’inferno, con un aereo privato. Si è optato per questa soluzione.
AEREO A NOLEGGIO. «L’idea», racconta Gianluca Rastelli, ricercatore all’Università di Costanza, in Germania, mentre la moglie insegna italiano in una scuola di lingue privata, «ci è stata suggerita da alcuni colleghi tedeschi. E poiché da Haiti mi giungevano notizie tutt’altro che confortanti sul diffondersi della pandemia, per cui sarebbe stato impossibile prevedere il ripristino dei voli commerciali e la riapertura delle frontiere, abbiamo deciso di rompere gli indugi. Insieme ad altre cinque famiglie italiane – tre della Lombardia, una del Veneto e un’altra dell’Umbria – in stretta collaborazione con la Commissione adozioni internazionali e altre istituzioni, abbiamo organizzato un volo privato per far rientrare in Italia da Haiti 10 bambini, di età compresa tra i 3 e i 10 anni. Il volo è stato effettuato l’8 giugno, dalla compagnia Heron Aviation: costo 120mila euro».
PERMESSO SPECIALE. L’aereo, con il solo equipaggio, è decollato da Basilea ed è atterrato ad Haiti, grazie a un permesso speciale concesso dal primo ministro haitiano. A prendersi cura dei bambini durante il volo di ritorno è stato lo stesso equipaggio.
«IL SOGNO DI UNA VITA». L’atterraggio, dopo 9 ore, è avvenuto a Milano Malpensa. «All’uscita, ad attenderli», prosegue Rastelli, «c’eravamo noi genitori, emozionatissimi. Il più piccolo, di appena tre anni, stringeva forte un peluche. Faceva tanta tenerezza. Che gioia poter abbracciare finalmente i nostri figli: è il sogno di una vita che si realizza». Una gioia condivisa dalla vice presidente dalla Cai, Laura Laera: «Sembrava una missione impossibile, ma anche in questo caso è bastato superare la fredda burocrazia».
TRE ANNI DI ATTESA. Rastelli ripercorre le tappe di questa meravigliosa avventura, iniziata nel 2017. «Ci siamo impegnanti», spiega, «in una procedura di adozione di due fratellini di Haiti, assistiti dall’Associazione Lo Scoiattolo. La scelta è caduta su questo Paese dell’America Latina, perché abbiamo saputo che i tempi per il disbrigo delle pratiche non sarebbero stati eccessivamente lunghi. Nel 2019 siamo andati ad Haiti per conoscerli e per passare con loro due settimane. Soggiornavamo in un albergo e tutti i giorni con il taxi andavamo a trovarli nell’istituto che li ospitava. La procedura di adozione haitiana prevede un primo incontro e poi un secondo viaggio, dopo un anno, per poter prendere i bambini. Tutti i documenti erano pronti a marzo. Potevamo andare a prenderli direttamente. Ma il coronavirus ha fatto saltare tutto».
I NUMERI DELLE ADOZIONI. In Italia i bambini dichiarati adottabili sono un migliaio ogni anno, a fronte di almeno diecimila domande. Da qui il ricorso alle adozioni internazionali, considerate la via più semplice e più rapida per avere un figlio. Comportano però costi elevati, che non tutte le famiglie possono permettersi. Questo spiega il progressivo calo del numero dei bambini stranieri adottati nell’ultimo decennio, passato da 4.130 del 2010 a 969 del 2019. A ciò ha contribuito sicuramente il generale impoverimento delle famiglie italiane, causato dalla crisi economica. «In Italia», rileva Rastelli, «sono previsti l’esenzione dalle tasse del 50% delle spese sostenute per le adozioni e anche dei rimborsi. Ma i fondi stanziati sono insufficienti, considerando che i costi dell’adozione internazionale sfiorano cifre da capogiro. Alle spese per ottenere l’autorizzazione dallo Stato straniero – che per quanto riguarda Haiti sono di 20.000 euro per ogni bambino – vanno aggiunte quelle per l’Associazione che ti assiste, il disbrigo delle pratiche e i viaggi».
INCONTRO COI NONNI. I coniugi Rastelli – che stanno trascorrendo questi giorni tra Giulianova e Perano, per far conoscere i figlioletti ai nonni e agli altri familiari e condividere con essi la loro immensa gioia – si troveranno ora a gestire la delicata fase del post-adozione. Il bambino adottato, come impone l’articolo 8 della Carta dei diritti dell’infanzia, «per un equilibrato sviluppo psicologico, deve mantenere il più possibile integri i connotati della sua storia». Va messo cioè nelle condizioni di non dimenticare l’identità delle proprie origini. «È a questi criteri», assicura Rastelli, «che intendiamo ispirare la nostra condotta. I due fratellini adottati prenderanno il nostro nome, ma continueranno a chiamarsi con il loro nome d’origine. Faremo di tutto, anche col supporto di psicologi, perché W. ed M. non vivano lo sradicamento dalla loro cultura e l’inserimento improvviso in un Paese diverso come un trauma, ma l’accettino come un fatto naturale».
L’APPELLO FINALE. Il pensiero dei coniugi Rastelli va a quelle coppie, e sono centinaia, che pur essendo state già autorizzate da Paesi esteri di andare a prendere i figli adottati non possono farlo per la chiusura delle frontiere. «Non tutte le famiglie, purtroppo», rilevano, «hanno la disponibilità di noleggiare un areo privato. Queste famiglie non vanno lasciate sole. Lo Stato faccia sentire la sua presenza: le aiuti a uscire da questa drammatica situazione».
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