In volo sui resti del resort alla ricerca di chi ha sbagliato

29 Gennaio 2017

I pm in elicottero con i tre consulenti che dovranno chiarire le responsabilità Mancato allarme valanghe e strada sommersa dalla neve: si punta su 5 enti

PESCARA. In volo sui resti dell’Hotel Rigopiano distrutto dalla valanga il 18 gennaio scorso. Ieri, sull’elicottero sono saliti il procuratore Cristina Tedeschini, il pm Andrea Papalia e tre consulenti scelti dalla procura. Due ingegneri di Torino e un geologo di Trento: sono loro che dovranno spiegare cosa è successo a Rigopiano quando una slavina dalla forza di 4 mila camion carichi di neve si è abbattuta sul resort sbriciolandolo e lasciando dietro di sè 29 morti e 11 sopravvissuti. Nei prossimi tre mesi, l’analisi della zona incrocerà i verbali delle istituzioni. Con un obiettivo dichiarato: capire di chi sono le responsabilità, chi ha sbagliato e chi ha fatto più danni degli altri. Perché, se 29 persone sono morte intrappolate in un hotel isolato a causa della neve con lo spettro di un allarme valanghe mai diffuso, qualcuno dovrà pagare.

Per ora, l’inchiesta per omicidio plurimo colposo e disastro colposo si concentra su 5 possibili responsabili. La lista degli inquirenti si apre con la prefettura di Pescara: le mail sequestrate da carabinieri e forestali dicono che l’ente guidato dal prefetto Francesco Provolo ha ricevuto il 16, il 17 e anche il 18 gennaio scorso l’allerta valanghe Meteomont, un pericolo crescente fino a toccare il livello 4 su un massimo di 5 proprio nel giorno della tragedia. Ma dalla prefettura non è partita alcuna comunicazione per il Comune di Farindola e per il resort. La certezza degli investigatori emerge dalle mail: non c’è traccia di comunicazioni in uscita per il Comune e l’albergo. I bollettini Meteomont sono arrivati anche alla Regione ma, per prassi, è la prefettura che deve diffonderli.

La Provincia, diretta dal presidente Pd Antonio Di Marco, è un altro ente su cui si indaga: è di competenza della Provincia la strada di 8 chilometri che porta all’albergo e che dalla serata del 17 fino alla mattinata del 18 è stata sommersa da due metri di neve tanto che i primi soccorritori sono arrivati sugli sci. A Rigopiano avrebbe dovuto esserci una turbina ma si è scoperto che, dal 6 gennaio scorso, il mezzo è rotto e si trova in officina. E poi gli investigatori sono venuti a conoscenza anche di una chat su Whatsapp tra i tecnici della Provincia: nella chat si è parlato di una turbina dell’Anas ferma a Penne circa due ore prima della tragedia, dopo aver pulito la strada 81, e rimasta ferma per mancanza di indicazioni.

Anche sulla Regione Abruzzo sono in corso accertamenti e il sottosegretario Mario Mazzocca potrebbe essere chiamato presto in procura come testimone. A palazzo di giustizia è arrivato un esposto del Forum H2O in cui si denuncia una possibile «omissione» perché, dal 1992, non è stata approvata la Carta del rischio valanghe. Nel 2014, la Regione si è dotata solo del Catasto delle valanghe: un elenco storico in cui si rileva che, tra il 1999 e il 2005, l’area tra Farindola e Arsita è stata interessata da 10 valanghe, tre a poca distanza dal Rigopiano.

Acquisizioni di atti anche nel Comune di Farindola per controllare i permessi di costruzione risalenti al 1967 e le autorizzazioni per i lavori di ristrutturazione e ampliamento del 2007 con la realizzazione del centro benessere. Ma il Comune, guidato dal 2014 dal sindaco Ilario Lacchetta, dovrà spiegare anche perché dal 2005 non si riunisce la commissione comunale Valanghe.

Accertamenti anche sulla macchina dei soccorsi: dal primo allarme alla partenza dei soccorsi sono passate quasi due ore.

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