Incendio nell’abitazione in centro: è mistero sulla morte del 52enne

24 Settembre 2021

Indagini per scoprire la causa del decesso di Omar Di Berardino avvenuto mercoledì pomeriggio Oggi si decide se fare l’autopsia. Il sindaco Mancini: «Abbiamo perso una bravissima persona» 

TORRE DE’ PASSERI. È ancora mistero sulle cause della morte di Omar Di Berardino, il 52enne di Torre de’ Passeri trovato senza vita, mercoledì pomeriggio, nella sua abitazione di vico Garibaldi, nel centro storico del paese, andata a fuoco. All'arrivo dei soccorritori, era riverso a terra sul pavimento della cucina e attorno a sé c'era soltanto fumo. Ieri mattina, i vigili del fuoco del comando provinciale, insieme ai carabinieri della locale stazione, guidati dal comandante Alessio D'Alfonso, hanno effettuato un sopralluogo nell'appartamento al secondo piano della palazzina, in cui viveva da solo, per capire cosa abbia provocato il rogo, dove si sia sviluppato e quindi i motivi della morte del 52enne.
Di pari passo con le verifiche tecniche vanno avanti gli accertamenti da parte del medico legale, incaricato dalla procura, la quale sulla vicenda ha aperto un inchiesta. Oggi, sulla base di quanto emerso dalle indagini, il magistrato deciderà se affidare o meno l'incarico per l'autopsia. Diversi gli interrogativi a cui gli investigatori e i vigili stanno cercando di dare delle risposte. Innanzitutto perché Di Berardino fosse riverso a terra e poi perché il rubinetto della sua vasca da bagno fosse aperto.
I residenti della zona, che hanno lanciato l'allarme, hanno raccontato di aver visto scorrere dell'acqua dall'abitazione e poi il fumo uscire dal portone. Tutto questo attorno alle 17. Una delle ipotesi al vaglio è che sia stato stroncato da un malore improvviso prima che scoppiasse il rogo. Altra ipotesi presa in considerazione è che sia rimasto intossicato dal fumo sprigionatosi dalle fiamme e che non abbia fatto in tempo a scappare via.
Dagli accertamenti tecnici in corso non sarebbero stati comunque riscontrati nell'abitazione problemi di tipo infrastrutturale. Sgomento per la tragedia l'intero paese. Di Berardino era molto conosciuto e da tutti era considerato una persona buona. Non era sposato e non aveva figli. Solo tre fratelli, con i quali anni fa aveva gestito a Collecorvino un'attività legata alla vendita di carne e arrosticini. Poi aveva deciso di staccarsi dall'azienda di famiglia e tornare nel suo paese, dove si arrangiava facendo il muratore. Amava stare da solo e aveva un carattere, stando a chi lo conosceva, taciturno. Gli piaceva disegnare e leggere e di tanto in tanto si faceva vedere in paese, in qualche bar. «Era un'anima buona», ripetono i vicini di casa. Molto addolorato il sindaco Giovanni Mancini. «Era», sottolinea, una bravissima persona. Un artista nell'animo».
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