Incendio nella clinica Villa Serena I due pazienti uccisi dal fumo

A 40 giorni da quell’inferno, sono state eseguite le autopsie: le vittime sarebbero sopravvissute per un tempo brevissimo. L’avvocato Biscotti: molto probabile la responsabilità di chi doveva vigilare
PESCARA. Domenico Di Carlo e Amerigo Parlante sono morti per una asfissia acuta, dovuta alla inalazione dei fumi dell’incendio che la sera del 20 maggio si è verificato nella clinica Villa Serena di Città Sant’Angelo. I due, ricoverati nell’area per la riabilitazione psichiatrica, sono sopravvissuti per un tempo estremamente breve, in quell’inferno di fuoco e fumo. E i corpi dei due pazienti sono stati trovati carbonizzati dai vigili del fuoco, che hanno spento il rogo e impedito che si propagasse ulteriormente.
È quanto emerso dall’autopsia eseguita due giorni fa all’ospedale di Pescara da Cristian D’Ovidio, il medico legale che la sera dell’incendio ha eseguito un sopralluogo negli spazi coinvolti (al primo piano di una struttura) e nei giorni scorsi ha ricevuto l’incarico per l’autopsia dal sostituto procuratore che sta coordinando le indagini, Rosangela Di Stefano. L’autopsia, a cui hanno partecipato anche i consulenti nominati dalle famiglie dei due pazienti, servirà anche ad altro. Insieme agli esiti del sopralluogo di quella sera e a quanto sarà accertato dai vigili del fuoco, si potrà definire l’innesco, il punto in cui si sono sviluppate le fiamme che hanno rischiato di uccidere anche un terzo uomo, che è stato tratto in salvo in tempo dal personale della clinica. Una volta spente le fiamme, i vigili del fuoco di Pescara si sono occupati di un primo controllo accurato ai locali e già il giorno dopo sono arrivati a Città Sant’Angelo, dall’Aquila, i vigili del Nucleo investigativo antincendi (Niat), per un primo sopralluogo finalizzato a capire le cause del rogo. Altro materiale è stato acquisito il 5 giugno, durante un secondo intervento di questo Nucleo, nell’area che è stata sequestrata il 21 maggio.
Ora si attende una relazione dei vigili su quei rilievi, andati avanti per molte ore, che potrebbero fornire delle risposte non solo alla Procura ma anche ai familiari del dottor Di Carlo, un ex oculista di 51 anni di Vasto, e Parlante, un 63enne di Roccamontepiano. Del caso si sono occupati i carabinieri della compagnia di Montesilvano, che hanno già rimesso una relazione alla Procura, dopo aver esaminato la documentazione acquisita e ascoltato i testimoni.
«Dalle informazioni assunte fino ad ora riteniamo altamente probabili dei profili di responsabilità di chi doveva curare, gestire e vigilare sui pazienti» ha dichiarato ieri l'avvocato Walter Biscotti, nominato dai familiari di Di Carlo. «Sono convinto», ha proseguito, «che all’esito del rapporto dei vigili ci sarà qualche iscrizione nel registro degli indagati e auspico un incidente probatorio per accertare la verità e dare giustizia a due famiglie che hanno perso in circostanze così tragiche i propri congiunti, tra enormi sofferenze», ha concluso Biscotti che negli ultimi anni si è occupato anche degli omicidi della studentessa Meredith Kercher e di Sarah Scazzi, oltre che dell’assistenza a Salvatore Parolisi. Dopo l’autopsia i corpi di Di Carlo e Parlante sono stati riconsegnati alle famiglie e ieri, a distanza di 40 giorni dalla morte, si sono svolti i funerali delle due vittime del rogo.
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