Inchiesta Enfap, tutti assolti i tre imputati

Formula piena per l’ex rappresentante regionale, un funzionario e la direttrice della sede pescarese
PESCARA. Si chiude con un’assoluzione con formula piena per tutti e tre gli imputati, un vecchio processo a carico di tre esponenti dell’Enfap nazionale e Abruzzo, accusati a vario titolo di peculato e impiego di denaro di provenienza illecita.
Sul banco degli imputati (ieri non presenti in aula) erano finiti Daniele Di Fabio in qualità di legale rappresentante dell’Enfap Abruzzo dal 2005 al 2011, accusato di peculato per essersi appropriato in più tranches di fondi pubblici concessi all’ente di formazione, «riservandone la somma di un milione di euro sui propri conti correnti personali e se ne appropriava iscrivendo nei conti del soggetto amministrato l’apparente giustificativo dell’accredito quali asseriti rimborsi di spese “anticipate” a vantaggio dell’ente»; Roberto Curti, funzionario dell’Enfap nazionale, accusato insieme a Di Fabio di essersi appropriato di 255 mila euro; Anna Serena Paoletti, ex direttrice della sede di Pescara dell’ente, di aver utilizzato, per il suo centro estetico, 94 mila euro versati da Di Fabio (che a detta dell’accusa era il suo compagno), indicati quale “prestito infruttifero per attività commerciale”. Soldi che, secondo l’accusa, provenivano dal conto di Di Fabio dove confluivano i soldi che utilizzava anche l’Enfap nazionale.
La pubblica accusa, sostenuta ieri dal pm Anna Benigni, aveva concluso la sua requisitoria chiedendo 7 anni di reclusione per Di Fabio, 5 per Curti e 4 per Paoletti.
L’accusa aveva sostenuto che l’inchiesta prese le mosse da una segnalazione della Banca d’Italia che aveva sollevato sospetti sulle uscite dal conto di Di Fabio, utilizzate anche per incrementare una polizza vita.
Ha poi dibattuto sulla natura pubblica dell’ente, «non normato», che però aveva delle precise finalità pubbliche e che per questo riceveva soldi dal Ministero del lavoro. Soldi che attraverso il conto corrente aperto alla Caripe di Pescara venivano utilizzati anche dall’Enfap nazionale.
Ma le argomentazioni del collegio difensivo hanno fatto breccia sul collegio.
I difensori hanno parlato di insussistenza delle accuse e di accertamenti eseguiti in maniera errata dalla finanza.(m.cir)
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