Inchiesta Grandi eventi I giudici: «Cipolla può tornare a lavorare»

6 Ottobre 2020

Il tribunale del Riesame accoglie il ricorso dell’imprenditore, ma resta il divieto di organizzare eventi con le amministrazioni pubbliche

PESCARA . Le società dell'imprenditore Andrea Cipolla, coinvolte nell'inchiesta grandi eventi a carico dell'ex assessore del Comune di Pescara, Giacomo Cuzzi e altri, potranno tornare a esercitare regolarmente.
I giudici del tribunale del riesame hanno infatti annullato l'ordinanza emessa dal gip con la quale si sanciva l'impossibilità per le società Events srl, Best Eventi srl e Eventi Live srl, di lavorare per i prossimi 4 anni.
LA QUESTIONE DEI 4 ANNI Mentre la parte della misura relativa all'indagato Cipolla resta in piedi, e cioè la sua incapacità di poter contrattare con le pubbliche amministrazioni per un anno, l'altra parte dell'ordinanza è stata annullata per una serie di motivi tecnici. A parte la durata di quattro anni non prevista dalle norme per il caso in esame, quello che ha inciso di più nella decisione del tribunale del riesame (presieduto da Rossana Villani, a latere Marina Valente e Gianluca Sarandrea), è stata la mancata convocazione davanti al gip del titolare delle società: passaggio obbligato prima di poter emettere una qualsiasi misura cautelare, aspetto messo in rilievo nel ricorso presentato e discusso dall'avvocato Augusto la Morgia, che segue le società di (assistito invece come persona fisica dall'avvocato Marco Spagnuolo).
L’INTERDIZIONE «La peculiarità più significativa del sistema cautelare che vede protagonisti gli enti giuridici», scrivono i giudici, «consiste nella presenza di un contraddittorio finalizzato all'adozione del provvedimento interdittivo». L'interdizione può essere dunque emessa soltanto dopo lo svolgimento dell'udienza.
«Il contraddittorio anticipato», aggiungono i giudici», «trova una collocazione fisiologica, se non addirittura obbligatoria, nel sistema in oggetto, che ne ridimensiona in misura notevole le potenzialità espansive». In sostanza il tribunale, nell'annullare il provvedimento cautelare per le società, sostiene che se il giudice facesse scaturire la decisione dalla sola richiesta del pubblico ministero, renderebbe inoperante la possibilità di fornire la prova liberatoria».
Insomma, da quella mancata udienza camerale in contraddittorio è derivata «una nullità di carattere assoluto», come scrivono i giudici. Questo, comunque, non vuol dire che la procura, nella persona del pm Luca Sciarretta titolare dell'inchiesta, non possa riproporre ancora la stessa misura per le società di Cipolla.
LE MISURE CAUTELARI L'assunto accusatorio fece peraltro scattare delle misure cautelari anche per i protagonisti di questa vicenda giudiziaria (oltre a Cuzzi, l'ex assessore Simona Di Carlo, l'ex segretario cittadino del Pd e dirigente della Asl di Pescara, Moreno Di Pietrantonio, e i due imprenditori dello spettacolo, Cipolla e Cristina Summa).
Tutte misure che vennero riviste al ribasso dal tribunale del riesame e in base alle quali la misura più pesante è quella che permane a carico di Cuzzi, che non può entrare nel territorio di Pescara.
I CONTRIBUTI Secondo l'accusa, Cuzzi avrebbe permesso a Cipolla, e in parte a Summa, di organizzare una lunga serie di eventi e manifestazioni canore, utilizzando il sistema dell'affidamento diretto dell'incarico, in cambio di contributi per la sua campagna elettorale (argomento che riguarda anche la Di Carlo che avrebbe ottenuto, altro aspetto dell'inchiesta, anche l'assunzione alla Asl grazie a Di Pietrantonio).
Un’inchiesta giunta ormai alle battute finali, tanto che si attende a breve la chiusura ufficiale dell'indagine, passaggio indispensabile per arrivare all'eventuale richiesta di processo.
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