Inchiesta permessi di soggiorno: 22 nullaosta offerti a 65mila euro

Scarcerati il titolare di una ditta edile e il suo socio ma le accuse restano: si sospetta un giro di documenti falsi venduti ai bengalesi. Ora l’indagine punta alle trattative per gli scambi di denaro
PESCARA. Erano finiti in carcere lo scorso venerdì sera su disposizione del pm Benedetta Salvatore dopo che i carabinieri di Pescara e del Nil dell’Ispettorato del lavoro li avevano sorpresi in flagranza di reato per una sospetta attività di immigrazione clandestina. Ieri, dopo l’interrogatorio di garanzia davanti al gip i due indagati sono tornati in libertà. Si tratta di Giovanni Guida (casertano di nascita ma residente a Pescara), amministratore della G.p.a. Edilizia & Servizi srls, e del pescarese Antonio Andreacola, socio e autista del primo.
Le contestazioni avanzate dalla procura nei confronti dei due arrestati sono state ritenute valide dal gip Giovanni de Rensis che però, dopo l’interrogatorio dei due indagati (assistiti dagli avvocati Sabatino Ciprietti e Adelchi De Amicis), pur ritenendo la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza a loro carico, ha ritenuto di disporre l’immediata scarcerazione per Andreacola, mentre per l’amministratore della ditta, Guida, l’obbligo di dimora. Questo perché le indagini sono ancora in corso e diversi aspetti della vicenda dovranno essere meglio approfonditi.
Il capo di imputazione stilato dal pm Salvatore: «In concorso morale e materiale tra loro e con altri soggetti nei confronti dei quali si procede separatamente (questo vuol dire che l’inchiesta potrebbe allargarsi, ndc), presentando a nome di Guida Giovanni richieste nominative di nullaosta per lavoro subordinato in relazione a cittadini bengalesi nell’ambito del decreto flussi del 2022, ed indicando come datore di lavoro la G.p.a. Edilizia & Servizi di cui Guida è amministratore e Andreacola socio, ben sapendo che detti cittadini stranieri non avrebbero in realtà mai svolto la suddetta attività lavorativa, e, successivamente, non avendo ottenuto dalla Prefettura i nulla osta richiesti, formando dei nulla osta falsi, compivano atti diretti a procurare illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato dei predetti cittadini bengalesi, al fine di trarne profitto attraverso il pagamento di 18mila euro da parte dei medesimi cittadini bengalesi».
Nei giorni precedenti i militari avevano monitorato le attività dei due arrestati e in particolare un incontro con tre bengalesi ai quali dovevano essere consegnati i 22 nullaosta. In quella circostanza i due avrebbero permesso ai bengalesi di fotografare i nullaosta che sarebbero stati consegnati loro soltanto dopo il pagamento di 65mila euro. Al momento del blitz, effettuato dai militari armi in pugno, i tre bengalesi avrebbero confermato ai militari gli accordi presi con gli arrestati e riferito anche della somma pattuita. Ma l’inchiesta è solo all’inizio e dovrà essere ancora approfondita dalla procura, per cui si attendono prossimi sviluppi investigativi.

