Inchiesta roghi, primi sequestri: sono oggetti trovati lungo i binari

Al setaccio il tratto di binari dove almeno due video indicano l’origine di tre focolai quasi simultanei Intanto la Procura aspetta da Ferrovie l’elenco completo di tutti i treni passati in quel punto domenica
PESCARA. Ripartono gli incendi dentro il parco della Pineta ma, dicono gli esperti, è un problema di mancata bonifica: la cenere rimasta sotto alla coltre di aghi è pronta a riaccendersi ogni volta che il caldo e il vento ripartono insieme. Una questione diversa, circa le cause, dal gigantesco incendio di domenica scorsa.
In questo caso, è sempre più accreditata l’ipotesi delle fiamme partite da un treno. Lo raccontano non uno, ma almeno due video, acquisiti dai carabinieri forestali, registrati dai residenti quasi in contemporanea (alle 14,34 e alle 14,35) e da due posizioni diverse. Il primo da via Antonelli, sotto allo svincolo della tangenziale (lato mare rispetto alla ferrovia), e l’altro da via Terra Vergine (lato monte rispetto ai binari). Entrambi raccontano che il fuoco è partito da almeno due punti a ridosso del tracciato della ferrovia e sempre lato monti. Da via Terra Vergine si vede con chiarezza il fumo e poi il fuoco che parte proprio a ridosso dei binari. Da via Antonelli, poche centinaia di metri più avanti, ma lato mare, quasi in contemporanea al primo rogo si scorge il fumo salire da dietro la ferrovia. Un incrocio di circostanze avvalorato da un terzo rogo individuato sempre attraverso i filmati registrati dai residenti, lungo lo stesso lato del tracciato ferroviario, e che ha indotto la Procura a spingere su questa pista investigativa. E l’incendio doloso inizialmente ipotizzato, potrebbe diventare incendio colposo. Al momento, gli inquirenti sono in attesa di ricevere dalle Ferrovie il quadro completo e preciso del movimento di treni registrato in quel tratto, nell’arco temporale in questione, tra le 14 e le 14,30 circa. Questo perché, intanto, i carabinieri forestali stanno lavorando sulle evidenze fisiche. Vale a dire, stanno setacciando e repertando, lungo il tratto ferroviario coinvolto, qualsiasi oggetto, o parte di esso, che trovano lungo il tragitto.
L’obiettivo è trovare, e questo accelererebbe di molto i tempi dell’inchiesta, eventuali pezzi di carrozzeria persi dal treno per poi andare a verificare e a individuare, tra i mezzi in transito in quel tratto, quale di questi li ha effettivamente persi. Tutto materiale che, come da prassi, viene di volta in volta sequestrato per le relative analisi. E tra i pezzi al vaglio degli investigatori ci sarebbero delle piastrine di metallo parzialmente bruciate che potrebbero essere riconducibili all’apparato frenante di un treno. Ipotesi tutta da verificare, ma ritenuta al momento verosimile: rese incandescenti da calore e attrito, quelle piastrine staccandosi sarebbero schizzate lungo il tratto a ridosso della ferrovia innescando i roghi, come fossero fiammiferi accesi lanciati da un treno in corsa tra le sterpaglie già a 40 gradi. Sono questi i versanti su cui stanno lavorando i carabinieri forestali coordinati dal pm Anna Benigni, sempre in attesa di ulteriori conferme dagli esperti dell’Antincendio boschivo degli stessi carabinieri forestali e da quelli del Niab specializzati nell’analizzare il territorio in relazione al clima, al vento, all’orografia e alle temperature. E, anche, in grado di ricostruire, in base all’aspetto cromatico, anche i segni lasciati dal fuoco sulle piante, per ricostruire con esattezza il percorso del fuoco e i suoi punti di origine. Conclusioni che, a questo punto, sarebbero solo una conferma di quanto già si sta delineando.

