Inchiesta sui falsi diplomi, 2 perquisizioni

Tocca anche Pescara l’operazione della Finanza che ha portato all’arresto di un ex deputato pugliese
PESCARA. Ha toccato anche Pescara, con due perquisizioni, l’operazione di ieri della Guardia di finanza che ha portato all’arresto dell'ex deputato della provincia di Foggia Nicandro Marinacci (ex Fi, Udc e poi Udeur), 68 anni, nell'ambito delle indagini su una presunta fabbrica di falsi diplomi sanitari. Con lui, finito in carcere, sono stati arrestati anche il figlio, Vincenzo, attuale consigliere comunale di San Nicandro Garganico, e un loro collaboratore, Roberto Melchionda, entrambi ai domiciliari. Sono indagate a piede libero altre 33 persone con le accuse, a vario titolo, di truffa, falso in atti pubblici e contraffazione ed uso di sigilli dell'Ue, della Repubblica Italiana, della Regione Campania. Ad alcuni degli indagati viene anche contestata l'associazione per delinquere.
Le 36 perquisizioni, disposte dalla magistratura foggiana, sono state eseguite nei confronti degli indagati e negli istituti di formazione coinvolti nel rilascio dei presunti falsi diplomi ed attestati con sede nelle province di Napoli, Salerno, Avellino, Pescara e Barletta-Andria-Trani. Le indagini, durate un anno, sono scaturite dalle denunce presentate da diversi frequentatori dell'Istituto privato di formazione Manzoni di San Nicandro Garganico dove sarebbero stati organizzati falsi corsi per il conseguimento di diplomi di operatore socio sanitario (Oss) ed operatore socio sanitario specializzato (Osss).
Secondo l'accusa, sarebbe stato garantito il conseguimento dei titoli a soggetti che non avevano completato il percorso formativo o, comunque, a persone che non avevano i requisiti richiesti dalla legge. Dalle indagini è emerso come alcuni degli indagati avrebbero versato fino a 25mila euro per ottenere diplomi ed attestazioni ritenute false. Per chi indaga i diplomi e gli altri attestati falsi sono stati rilasciati a favore di soggetti consapevoli (e quindi indagati) e non consapevoli, questi ultimi convinti della genuinità dei titoli, a seguito di corsi o tirocini proposti dal sodalizio criminale, e presentati per partecipare a concorsi e selezioni o per l'inserimento nelle graduatorie pubbliche degli istituti scolastici per l'assunzione del personale Ata.
I primi a rivolgersi alle forze dell'ordine sono stati i vincitori esclusi dalle graduatorie del concorso pubblico indetto per gli Ospedali Riuniti di Foggia durante la pandemia, che non si sono visti riconoscere i titoli presentati.

