Incontro su Borsellino all’Alberghiero

18 Ottobre 2018

PESCARA. «Parlando di Paolo Borsellino ho grande amarezza, perché quando Falcone e Borsellino combattevano la mafia, ossia combattevano contro un nemico più forte di loro, molti di quelli che...

PESCARA. «Parlando di Paolo Borsellino ho grande amarezza, perché quando Falcone e Borsellino combattevano la mafia, ossia combattevano contro un nemico più forte di loro, molti di quelli che dovevano stare dalla loro parte, non lo erano. E mi riferisco allo Stato: Falcone e Borsellino sono stati lasciati soli. Non erano eroi, erano uomini normali come noi, e Borsellino era un uomo che aveva paura, ma ha comunque avuto il coraggio di reagire, di superare la paura e oggi l’interesse che i ragazzi dimostrano per la sua storia e la sua vita, dimostra che alla fine ha vinto Paolo Borsellino sulla mafia».
Lo ha detto il procuratore Luciano Costantini, presidente della sezione penale del tribunale di Siena, nel corso dell’incontro (foto) organizzato dall’Istituto alberghiero Ipssar De Cecco, nell’ambito del XXIII premio nazionale Paolo Borsellino, sul tema “Il dovere della memoria: il mio ricordo di Paolo Borsellino”.
Presenti alla giornata, organizzata e coordinata dalla dirigente dell’Istituto Alberghiero Alessandra Di Pietro, anche il segretario dell’Ordine degli avvocati di Siena Paolo Panzieri, il giornalista Antonio D’Amore, la dirigente dell’Istituto comprensivo Pescara 4 Daniela Morgione, con le classi terze della scuola media Michetti, e Leo Nodari, promotore della Fondazione “Paolo Borsellino” e dell’omonimo premio.
«La mafia», ha aggiunto D’Amore, «non c’è solo in Sicilia, la mafia è un modo di pensare e di agire, è quella cosa che fa vincere il concorso non a chi è più bravo, ma a chi è più raccomandato. La mafia è quella che fa arrivare le minacce al giornalista che osa criticare, che ti incendia il portone di casa. La mafia è il costringerti a pensare che se fai ciò che fanno tutti è meglio, e invece è a quella mafia che dobbiamo dire no».