Indagata la funzionaria che respinse due allarmi

15 Marzo 2018

Davanti ai carabinieri forestali Daniela Acquaviva ha spiegato la sua verità: «Il 118 disse che la notizia era stata verificata ed era tutta una montatura»

PESCARA. Indagata già dallo scorso ottobre per lesioni colpose in concorso, quando la Procura aveva disposto nuovi accertamenti medici sui sopravvissuti dell’hotel Rigopiano per valutare se i ritardi dei soccorsi, dovuti in parte anche alle due richieste di aiuto rimandate al mittente dalla funzionaria della prefettura Daniela Acquaviva avessero contribuito a peggiorare le lesioni dei feriti. Ieri mattina, dopo più di un anno di veleni e polemiche suscitate dall’infelice risposta data a Quintino Marcella, «la mamma degli imbecilli è sempre incinta», la stessa funzionaria che solo lo scorso gennaio ha chiesto e ottenuto di verificare se fosse iscritta sul registro degli indagati, ha raccontato per circa un’ora e mezza la sua verità. Spiegando perché, con tanta pervicacia, per due volte, prima alle 18,09 e poi alle 18,20, quel maledetto 18 gennaio ha respinto l’allarme di Marcella che chiedeva aiuto per l’hotel Riogopiano crollato. Davanti ai carabinieri forestali che portano avanti le indagini, e assistita dai legali Giacomo Di Francesco e Manuel Sciolé, Acquaviva ha affermato che quel pomeriggio nella sala operativa della Prefettura il 118 ripeteva che le chiamate per l’hotel Rigopiano erano una montatura, perché avevano verificato l’allarme ed era infondato, al punto da ipotizzare di denunciare anche la persona che continuava a chiamare. Per questo, ha spiegato ieri mattina la funzionaria, al carabiniere che alle 18,09 del 18 gennaio telefona dicendo della richiesta di aiuto di Marcella per l’hotel Rigopiano, lei risponde: «L’hotel Rigopiano è già stato fatto questa mattina. Sono stati raggiunti e sta tutto a posto». Ed è ancora per questo, come attestano le voci di sottofondo registrate nel corso della telefonata, che anche alle 18,20 lei risponde direttamente a Marcella che era vittima di uno scherzo e per convincerlo chiude dicendo “la mamma degli imbecilli è sempre incinta». Una posizione, la sua, che potrebbe anche essere archiviata visto quanto emerso dagli accertamenti medici sui sopravvissuti, secondo cui le due ore di ritardo con cui sono partiti i soccorsi non avrebbero contribuito ad aggravare le lesioni finali dei sopravvissuti.
Intanto, le indagini coordinate dal procuratore capo Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia vanno avanti. Gli inquirenti sono in attesa del deposito dell'integrazione della consulenza tecnica e delle risultanze del materiale sequestrato dai carabinieri forestali alla sala operativa di Protezione civile della Regione Abruzzo, ossia le telefonate pervenute nei giorni dell’emergenza maltempo. La Procura ha chiesto la proroga del termine di sei mesi, previsto dal codice, ma le indagini sono ormai in una fase avanzata. L'inchiesta potrebbe essere chiusa entro maggio. (s.d.l.)
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