Indagati per assenteismo I sette tornano a lavorare

24 Novembre 2018

Inchiesta Provincia e Ambiente, il gip revoca le misure di sospensione di 6 mesi «Hanno in parte ammesso le loro responsabilità e di aver agito con superficialità»

PESCARA. Tutte revocate le misure di sospensione dal lavoro per sei mesi che il gip aveva applicato a 7 dei 17 indagati per assenteismo della società Provincia e Ambiente. Il giudice Nicola Colantonio, dopo gli interrogatori di garanzia di giovedì, ieri ha sciolto la sua riserva e ha accolto le richieste del collegio difensivo composto dagli avvocati Giuseppe Cantagallo, Ugo Di Silvestre, Federico Squartecchia, Sergio Della Rocca, Giulio Del Pizzo ed Emidio Antonucci, nonostante il parere contrario espresso dal pm Andrea Papalia, titolare dell’inchiesta. Il gip ha comunque sottolineato, nel suo provvedimento, «la permanenza delle esigenze cautelari che hanno giustificato l’emissione dell’ordinanza nei riguardi degli indagati. I gravi indizi di colpevolezza risultano», ha scritto, «chiaramente evidenziati attraverso le argomentazioni espresse nell’originario provvedimento cautelare».
Una decisione motivata anche dalle parziali ammissione di responsabilità dei sette indagati: dal direttore Pietro Zallocco e a seguire con il funzionario amministrativo Romina Nazari e i dipendenti Paride Chiulli, Biagio Di Tillio, Alberto Malito, Gianluca Pretara e Angelo Bucci.
«Preme rilevare», afferma il gip, «che gli indagati, in sede di interrogatorio, hanno in parte ammesso le proprie responsabilità, palesando di aver agito con superficialità e senza la effettiva consapevolezza di prestare attività lavorativa alle dipendenze di un ente avente rilevanza pubblicistica. Peraltro tutti i soggetti escussi hanno manifestato l’intenzione concreta di voler conformare il proprio atteggiamento lavorativo al rispetto delle regole pubblicistiche, al fine di garantire, nel migliore modo possibile, l’effettuazione dei compiti di istituto attribuiti all’ente di appartenenza». Come dire è vero tutto quello che abbiamo fatto, ma adesso ci comporteremo da veri impiegati pubblici. E a questo riguardo, il giudice ha sottolineato come la misura adottata abbia sortito i suoi effetti.
«Sul punto», prosegue il gip nel suo provvedimento, «non può non considerarsi l’effetto deterrente che può aver esplicato a carico dei prevenuti l’applicazione, sia pure per un breve arco temporale, della misura interdittiva: la misura stessa, certamente, ha costituito un monito espresso che può aver indotto ciascun indagato a riflettere concretamente sul disvalore delle proprie condotte». Ma c’è un altro aspetto rilevante che ha portato il gip a decidere in tal senso. Ed è che dallo scorso aprile, da quando cioè il presidente della società, l’avvocato Paolo Di Fabio, ha fatto installare un nuovo sistema di controllo delle entrate e delle uscite, che prevede persino il rilevamento delle impronte digitali dei lavoratori, non si sarebbero più verificati casi di assenteismo. «In conclusione», afferma il giudice, «può ragionevolmente affermarsi che i presidi di rilevamento predisposti presso la sede dell’ente (idonei a garantire un effettivo controllo degli orari di lavoro di ciascun dipendente) ed il chiaro monito espresso nell’ordinanza cautelare, costituiscono elementi che inducono a ritenere che gli indagati, per il futuro, si asterranno dal reiterare analoghe condotte di reato». Da agosto 2017 a gennaio scorso, i carabinieri avevano posto sotto controllo tutti i dipendenti con riprese, foto, telecamere davanti all’orologio marcatempo e Gps sotto le auto di servizio per verificare se gli spostamenti corrispondevano alle disposizioni dell’ufficio. Materiale utilizzato da pm e giudice per l’ordinanza di custodia cautelare di interdizione dal lavoro, revocata dal giudice.