Indagine Antimafia sul calcio Juventus nella zona grigia

8 Febbraio 2017

La commissione parlamentare d’inchiesta ha ascoltato i procuratori di Torino Vuole fare chiarezza sul ruolo della malavita nella gestione dei biglietti

PESCARA. Il caso Pescara, delle auto incendiate al presidente Daniele Sebastiani, con ricatti ai massimi dirigenti delle società, non è isolato e non è neppure una novità nel mondo del calcio, che spesso viene accostato, per episodi di violenza, ma anche per i grandi interessi economici che ruotano attorno al pallone, a infiltrazioni della malavita organizzata.

È per questo che la Commissione parlamentare Antimafia sta indagando sul caso biglietti (“bagarinaggio consentito”), che ha sfiorato i campioni d’Italia, anche se il club più titolato «non concorre nel reato» e non rischia assolutamente nulla sul piano strettamente penale e, eventualmente, solo una multa (da 50 mila euro in su) e il deferimento di qualche dirigente sul piano strettamente sportivo. Un’indagine, denominata Alto Piemonte, che va però da Torino fino a Catania.

In Commissione Antimafia ieri è andato in scena un nuovo capitolo della intricata vicenda che riguarda l’inchiesta sugli affari della ’ndrangheta al Nord Italia e che ha svelato il calderone dei rapporti tra frange del tifo organizzato e Juventus per una sorta di “bagarinaggio consentito” dei biglietti per lo Stadium. Il comitato Mafia e manifestazioni sportive ha ascoltato ieri a Palazzo San Macuto, in una seduta secretata, i sostituti procuratori di Torino, Monica Abbatecola e Paolo Toso, che hanno già rinviato a giudizio 23 persone (il via al processo scatterà il 23 marzo) nell’indagine Alto Piemonte. Ma il nodo caldo riguarda il club bianconero: per i pm alcuni personaggi legati alla cosca Pesce-Ballocco avrebbero creato un fittizio gruppo ultrà per rivendere gli abbonamenti venduti dalla società sui canali ufficiali.

«Secondo la Procura la Juventus non è parte lesa e neanche concorre nel reato, dunque c’è una grande zona grigia su cui la Commissione ha il dovere di indagare e di proporre poi soluzioni normative», ha spiegato il presidente del Comitato Marco Di Lello, «per portare avanti un’accusa in sede processuale occorrono elementi che non hanno ravvisato nei casi in questione. È una valutazione che rispettiamo. C’è la piena consapevolezza da parte dei dirigenti della Juventus e nessun nocumento, nessuno svantaggio: i biglietti li vendevano. Conoscere queste modalità di gestione ha però suscitato qualche perplessità all’interno del Comitato; ci ritorneremo, ora continuiamo il nostro lavoro in queste settimana con l’audizione sul Catania».

Aver ascoltato per oltre due ore i magistrati potrebbe infatti poter spingere il Comitato a nuove iniziative: «Valuteremo come tornare sul caso e se ascoltare i dirigenti della Juventus, qualcuno tra di noi lo chiede. Vedremo se invitare e chi. Nella carte sono citati D’Angelo, Calvo, Merulla e Marotta. Andrea Agnelli? Valuteremo nei prossimi giorni, la Juventus è patrimonio nazionale e vogliamo evitare strumentalizzazioni e polemiche. Vogliamo bianco o nero, non vogliamo alcuna zona grigia».