Indagini sull’auto di Ciamponi: sequestrati i cellulari del manager

12 Maggio 2021

Secondo l’accusa, Trotta avrebbe dato al direttore generale 8mila euro per comprare una Fiat 500 Dopo la firma del contratto, ci sarebbero stati messaggi con lo psichiatra per l’acquisto della vettura

PESCARA. Arriva la svolta nell'inchiesta sull’appalto pilotato della Asl, da 11 milioni di euro, per i servizi psichiatrici extra ospedalieri che ha portato all’arresto dello psichiatra Sabatino Trotta (suicida in carcere), di Domenico Mattucci e di Luigia Dolce. Gli uomini della guardia di finanza ieri mattina, su disposizione dei pm Anna Benigni e Luca Sciarretta, hanno sequestrato i telefoni dell’attuale direttore generale della Asl, Vincenzo Ciamponi, anche lui indagato nella stessa inchiesta per corruzione.
Sembra dunque si stia per chiudere il cerchio sul ruolo di Ciamponi in questa vicenda. Gli ultimi accertamenti e le verifiche effettuate in relazione all’autovettura che Ciamponi avrebbe acquistato con i soldi dati da Mattucci, l’ex presidente della Coop “La Rondine” (vincitrice dell’appalto sotto inchiesta, ora peraltro annullato dalla stessa Asl), andrebbero ad incrociarsi con quanto emerso dall’esame del cellulare di Trotta (dati appena riconsegnati dal consulente nominato dalla procura), e soprattutto da quanto in possesso dei magistrati su quel presunto scambio corruttivo conclusosi con l’acquisto dell'autovettura.
LA FIAT 500 «Ciamponi», si legge nel decreto di sequestro firmato dai magistrati, «riceveva indebitamente per sé da Mattucci e Luigia Dolce (la ex coordinatrice della stessa Coop, attualmente ai domiciliari come Mattucci ndr) la somma di 8.000 euro, denaro che veniva corrisposto in contanti da Mattucci, per il tramite di Dolce, a Trotta, il quale poi lo consegnava al venditore Luciano Sborgia, in pagamento dell’autovettura Fiat 500 acquistata da Ciamponi».
LA FIRMA DELL’APPALTO Un passaggio che la procura mette in relazione alla firma del contratto di appalto da parte della Asl. Ma anche un passaggio inedito, dove si afferma che Trotta consegnò il denaro al concessionario con il quale c’era stato evidentemente un precedente accordo: aspetto che finora non era mai stato reso noto e che mette in dubbio la cifra formalizzata per l’acquisto dell’auto. E la chiamata in correità è duplice e arriva dalle confessioni di Mattucci e Dolce che forniscono alla procura la identica versione dei fatti sull’argomento. E per questo motivo i magistrati scrivono che «Ciamponi, dopo aver sottoscritto in data 2 marzo 2021 il contratto di appalto con il consorzio aggiudicatario della gara truccata, sarebbe stato indebitamente ricompensato con un’autovettura Fiat 500, acquistata da Ciamponi presso la concessionaria “Auto Europa” in Villa Raspa di Spoltore, grazie a somme di denaro contante pari a circa 8.000 euro consegnate il 26 marzo 2021 da Mattucci a Trotta e da questi favorite al Ciamponi». E qui si fa delicata la posizione del concessionario che la finanza sentì il giorno stesso degli arresti, perché la procura già sapeva di questo presunto passaggio di soldi. È vero che l’autovettura usata venne pagata da Ciamponi con un assegno di 2.400 euro, ma la somma che sarebbe stata concordata con il concessionario, in base agli elementi che avrebbero in mano i magistrati, sarebbe stata più alta.
GLI ARRESTI E LA FATTURA Ma c'è di più. La stessa sera degli arresti, e cioè il 7 aprile scorso, quando Trotta era ancora vivo (si sarebbe suicidato intorno alle 23,30 dello stesso giorno dell’arresto, nel carcere di Vasto), Ciamponi si sarebbe recato da Sborgia per chiedergli la fattura dell'auto.
È lo stesso concessionario che lo riferisce alla finanza. «Saputo cosa è successo?», gli avrebbe detto Ciamponi prima di chiedergli quella fattura che fino ad allora non lo aveva interessato.
L’acquisto dell’auto diventa quindi un elemento fondamentale per disegnare la posizione di Ciamponi che ha sempre fermamente negato ogni suo coinvolgimento in quell’appalto e meno che meno di aver preso soldi da Trotta o altri. Ma la procura avrebbe in mano molto di più. Particolari sulla trattativa della quale finora il concessionario non avrebbe fatto parola: circostanza che potrebbe creare non pochi problemi a Ciamponi ed eventualmente anche allo stesso Sborgia.
LE RIVELAZIONI DI DOLCE Ma Dolce, molto vicina a Trotta, avrebbe riferito anche qualcosa in più sull’argomento: parlando di messaggi che Ciamponi avrebbe inviato a Trotta in relazione a questo acquisto. Da qui il sequestro dei due cellulari. «Dalle dichiarazioni», aggiungono i pm, «rese dai coindagati Dolce e Mattucci si evince che le fasi di attuazione dell’accordo corruttivo sono state caratterizzate da plurime comunicazioni telefoniche intercorse tra Ciamponi e Trotta anche mediante messaggi whatsapp». E dunque adesso si vanno a visionare i contenuti dei cellulari sequestrati a Ciamponi, alla ricerca di «comunicazioni, appunti, mail, messaggi aventi ad oggetto il descritto accordo corruttivo, nonché segnatamente, la consegna del denaro e l’acquisto dell'autovettura che costituiscono le indebite dazioni con le quali Ciamponi è stato ricompensato».
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