Indennità a chi lascia moglie e figli Melilla: aiuti anche ai genitori

PESCARA. Erano giovani, sulla rampa di lancio della vita. Età media trent’anni, ragazzi che il futuro se lo stavano modellando giorno dopo giorno grazie a quel posto di lavoro, su all’hotel Rigopiano,...
PESCARA. Erano giovani, sulla rampa di lancio della vita. Età media trent’anni, ragazzi che il futuro se lo stavano modellando giorno dopo giorno grazie a quel posto di lavoro, su all’hotel Rigopiano, dove si sentivano come una famiglia. Giovani che grazie a quel lavoro si erano sposati o progettavano di farlo e che ancora, grazie a quel lavoro, riuscivano a non pesare a casa e in molti casi anche ad aiutare fratelli e genitori. Fino al 18 gennaio, il giorno della fine dell’hotel Rigopiano, sventrato e violentato dalla valanga che tra le 29 vittime ha sorpreso gli 11 dipendenti, gestore del resort compreso, ognuno al proprio posto di lavoro. In cucina, nella hall, alla reception, al bar. È lì che sono stati trovati, senza vita Marinella Colangeli, Luana Biferi, Cecilia Martella, Ilaria Di BIase, Faye Dame, Alessandro Riccetti, Emanuele Bonifazi, Linda Salzetta, Gabriele D’Angelo, Alessandro Giancaterino e Roberto Del Rosso.
Nomi e soltanto nomi, adesso, per la burocrazia chiamata a scrivere un’altra parte di questa disgraziata vicenda. Quella che aspetta chi resta. A chi, senza mai rassegnarsi al dolore, dovrà comunque rialzarsi e andare avanti. Le mogli e i figli delle vittime. Ma anche i genitori, spesso pensionati, che dai loro ragazzi ricevevano anche un aiuto all’economia domestica. Il punto, però, è la legge che regola l’assegnazione dei redditi di sussistenza ai familiari di chi è morto sul posto di lavoro. Vitalizi e indennizzi elargiti di diritto al coniuge e ai figli fino al compimento del diciottesimo anno di età, ma che vanno invece valutati e verificati nel caso di fratelli e genitori per i quali si potrebbe determinare una diversità di trattamento da parte dell’Inail. Per loro, va dimostrato che il congiunto abbia contribuito «con continuità ad assicurare i mezzi di sussistenza anche oltre lo stretto necessario».
Una distinzione che nel caso delle vittime dell’hotel Rigopiano il deputato pescarese di Sinistra italiana, Gianni Melilla, ha chiesto di abolire con una interpellanza al ministro del Lavoro e delle politiche sociali. Sollecitando e proponendo «un provvedimento che consenta all’Inail di indennizzare tutte le famiglie dei lavoratori deceduti sotto la valanga dell’hotel Rigopiano ed evitare che famiglie già duramente colpite dalla tragedia subiscano ulteriori gravissimi danni». Considerando, fa presente ancora Melilla, che «il contesto economico nel quale vivono queste famiglie è caratterizzato da famiglie monoreddito, oppure molto spesso, a causa della grave crisi economica in atto, da disoccupati o occupati in attività saltuarie. Appare chiaro che un giovane figlio occupato risulta essere molto spesso l’unica fonte di reddito».
Lo ha sostenuto, appena due giorni fa, l’avvocato lancianese Camillo La Morgia che assiste la famiglia di Ilaria Di Biase, cuoca nel resort. Tra i primi a chiedere e a ottenere un incontro con gli ispettori dell’Inail, proprio due giorni fa l’avvocato La Morgia ha fatto presente agli ispettori «che la famiglia di Ilaria e di tutte le altre vittime dipendenti dell’hotel, vivevano anche con l’apporto economico dei propri cari perduti». Ilaria di Archi, in provincia di Chieti come l’amica e compagna di lavoro in cucina Luana Biferi, di Bisenti, nel Teramano. E come tutti gli altri che pur essendo prossimi, come Linda Salzetta sposa a maggio 2017, non hanno avuto neanche il tempo, di sposarsi. Delle undici vittime è la stragrande maggioranza delle rispettive famiglie a rischiare la beffa di non veder riconosciuto neanche un centesimo ai sacrifici e ai progetti lasciati a metà dai figli, dalle sorelle o dai fratelli sorpresi nell’hotel dalla bomba di neve e ghiacco mentre aspettavano che la turbunma andasse a liberargli la strada per tornare a casa. Ma tra quelli che di diritto dovrebbero lasciare una rendita alla moglie e alla figlioletta in Senegal è Faye Dame. In Italia dal 2009, il senegalese di 43 anni a Rigopiano aveva trovato lavoro e diritti. Era assunto, era un dipendente del resort. È morto sul lavoro. Alla figlia riuscirà a lasciare quello che forse inseguiva davvero. Il futuro.
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