Indennizzi, si alza la voce anche delle categorie escluse

31 Ottobre 2020

PESCARA. «Migliaia di imprese sono state escluse ingiustamente dagli indennizzi previsti dal Governo nel decreto Ristori». Sale anche in Abruzzo la protesta di alcune categorie, come le lavanderie e...

PESCARA. «Migliaia di imprese sono state escluse ingiustamente dagli indennizzi previsti dal Governo nel decreto Ristori».
Sale anche in Abruzzo la protesta di alcune categorie, come le lavanderie e diversi comparti della ristorazione, che si sono viste tagliate fuori dai finanziamenti stanziati per contrastare l'emergenza sanitaria ed economica in atto, che ha imposto nuove misure restrittive.
«Il nostro è un settore che lavora in silenzio», dichiara la portavoce di Cna Tintolavanderie, Maurizia D’Agostino, che ha raccolto le proteste di un comparto numericamente consistente, in cui operano moltissime imprese che danno lavoro a migliaia di persone. «Queste attività», sottolinea D'Agostino, «sono state colpite in modo indiretto, ma durissimo, dalla stretta imposta ai settori della ristorazione, del turismo e delle cerimonie di cui, indubbiamente, rappresentano un indotto importante. Senza sostegno rischiano di crollare, nonostante i grandissimi sacrifici sopportati nei mesi di chiusura totale con il lockdown».
Quello della Cna è un appello a prevedere misure di aiuto anche per le categorie escluse. Ma a salire è anche la protesta di altri settori, cui la stessa Cna chiede di prestare più attenzione. «È il caso del vastissimo comparto della ristorazione senza somministrazione, come pizzerie, rosticcerie, gastronomie: anche in questo frangente migliaia di aziende non sono state ammesse agli indennizzi, nonostante stiano accusando da tempo vistosissimi cali di fatturato. Attività, le lavanderie e alcuni comparti della ristorazione, che devono essere assolutamente ricomprese nell’elenco dei settori da indennizzare», sostiene la Cna che invita il Governo a proseguire il confronto con le associazioni datoriali per definire un metodo chiaro, preciso e coerente sui perimetri delle misure di ristoro, «anche perché, in precedenza, sono sempre state inserite nei provvedimenti e nelle disposizioni in materia di obblighi e norme di sicurezza, per cui», conclude la Cna, «hanno investito ingenti somme per far fronte alle disposizioni richieste». (m.p.)
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