Industria, in Abruzzo il peggio è passato

Il settore manifatturiero guida la ripresa, con gli indicatori in salita, ma sulla digitalizzazione restano ancora ombre
CHIETI. Il peggio è passato, e l’Abruzzo guarda al futuro con ottimismo. La crescita del sistema manifatturiero, già segnalata nel primo semestre del 2017, avanza con risultati interessanti sul mercato interno ed estero, mostrando capacità di ripresa nei primi mesi del 2018.
Questo, almeno, quanto si evince dal rapporto sull’andamento del manifatturiero abruzzese, realizzato su dati del 2017 da Cresa e Confindustria, e presentato ieri a Chieti, nella sede della Camera di commercio.
IL CAMPIONE. Lo studio si basa sui dati estrapolati dall’intervista somministrata a 205 imprese manifatturiere con almeno 10 addetti, e rappresenta un universo che al 31 dicembre dell’anno scorso era formato da 1251 attività registrate (che sono aumentate di 20 unità) e 1223 industrie attive. Come al solito, la distribuzione sul territorio regionale è a macchia di leopardo, con Teramo in testa (40,7%, pari a 498 imprese), seguita da Chieti (32,5%pari a 398 imprese), Pescara (18,4%, per 225 unità produttive). In coda, la provincia dell’Aquila, dove si trova l’8,3% delle imprese che fanno parte del campione (102 in valore assoluto).
IL SEGNO PIÙ. Gli indicatori sono tutti al rialzo: la regione mostra ampi segni di crescita, con la produzione e il fatturato che crescono rispettivamente del 4,7% e del 3,7%, a fronte di un aumento medio nazionale rispettivamente del 3% e dello 0,7%. L’export, con un incremento dell’1,7%, e la crescita del portafoglio ordini internazionali del 4,3%, aprono buone prospettive anche per il primo scorcio del 2018. Gli ordini nazionali, invece, fanno registrare un aumento dell’1,3%, e l’occupazione sale dell’1,2%.
CHI C’ERA. A presentare l’indagine, nel segno della collaborazione già sperimentata lo scorso anno tra Cresa e Confindustria, sono stati Silvano Pagliuca, (Centro studi di Confindustria Abruzzo), Agostino Ballone, il presidente regionale di Confindustria, Letizia Scastiglia, direttore della Cna di Chieti, il presidente del Cresa, Lorenzo Santilli, il direttore della Bper, Guido Serafini. A illustrare i dati è stata la ricercatrice del Cresa, Matilde Fiocco, mentre la conclusione dei lavori è stata affidata al vice presidente della Regione, Giovanni Lolli.
IL LAVORO. L’occupazione segna una crescita annua dell’1,2% trainata, a sorpresa, dall’andamento del settore tessile-abbigliamento che da solo mette a segno un aumento del 3%. Anche la metalmeccanica e i mezzi di trasporti sono in salita, rispettivamente del 2,4% e dell’1,3%. In lieve calo il settore del legno e dei mobili (meno 0,1%), E le lavorazioni di minerali non metalliferi (0,8%).
I SETTORI. Risultati da record per l'elettromeccanica e l'elettronica, che mostrano incrementi a due cifre per quanto riguarda produzione, mercato e ordini esteri. L’alimentare rappresenta un caso abbastanza singolare. Il settore, infatti, mette a segno variazioni positive comprese tra l’1% e il 2% di tutti gli indicatori, esclusa l’occupazione che rimane stabile ma che, addirittura, presenta un saldo negativo del 5,8% nelle previsioni relative al primo semestre 2018, nonostante un aumento del fatturato del 15,8%.
L’APPELLO. «Le imprese abruzzesi, però», ha detto Ballone, «lamentano ancora la mancanza di progetti che permettano di rafforzare e far divenire rilevanti i segnali di ripresa che si registrano. Permane, pertanto, la richiesta ai decisori politici di mettere in pratica azioni adeguate che consentano di attaccare la debolezza strutturale che da sempre caratterizza il sistema economico locale».
IN PROVINCIA. È Pescara il territorio che ha mostrato le performance migliori in termini di produzione, fatturato, ordini interni e occupazione, che tuttavia sconta un andamento meno favorevole delle altre province sotto il profilo della competitività internazionale. L’Aquila e Teramo segnano variazioni superiori alla media abruzzese per quanto riguarda export e ordini esteri, ma l’occupazione resta stabile. Chieti mostra la crescita più contenuta, ma è qui che il lavoro esplode rispetto alla media regionale.
LE NOTE DOLENTI. «Dopo gli scoraggianti emersi dall’indagine sull’applicazione di Industria 4.0 (il 76% delle aziende intervistate non ne ha mai sentito parlare), Cresa e Confindustria», ha detto Matilde Fiocco, «hanno deciso di fare un passo indietro e indagare sul processo di digitalizzazione». Il questionario, sottoposto a 205 imprese, ha evidenziato che 191 aziende (il 94,6%) ha dichiarato di avere la connessione a internet. Il restante 5,4% (11 attività), non dispongono di alcuna connessione. «Tale percentuale», si legge nel report, «benché residuale, è tuttavia allarmante: si tratta di imprese tra i 10 e i 49 addetti che operano in settori tradizionali, che di fatto sono completamente tagliate fuori da ogni processo di digitalizzazione». Più della metà ha risposto che internet non è necessario.
SI PUÒ FARE DI PIÙ. «I risultati del focus sulla digitalizzazione», ha osservato Santilli, «fanno emergere il quadro di una regione non ancora sufficientemente informatizzata. Ne emerge un quadro con luci e ombre, con queste ultime che mettono in pericolo lo sviluppo e la capacità di competere su mercati sempre più evoluti e agguerriti».
LA REGIONE. «Dati finalmente incoraggianti», ha commentato Lolli, «soprattutto dopo tutte le catastrofi che si sono abbattute sull’Abruzzo. Significa che stiamo risalendo la china dopo aver raggiunto livelli molto bassi».

