Infermieri in piazza per protesta «Pochi in servizio e malpagati»

29 Gennaio 2022

Circa 80 persone hanno manifestato per chiedere l’adeguamento degli organici e indennità per il Covid Liberatore (Nursind): «In Abruzzo mancano tremila operatori, noi stiamo rinunciando a ferie e riposi»

PESCARA. «Stanchi e delusi». Si sentono così gli ottanta infermieri e operatori sanitari che ieri mattina hanno protestato in piazza Alessandrini, sotto alla sede dell’assessorato regionale alla Sanità, per fare in modo che il loro grido di allarme arrivi a Roma. «Gli applausi non bastano», «non eroi ma professionisti», «stipendi dignitosi», hanno scritto sui cartelli che hanno portato in piazza su iniziativa del Nursind, il sindacato guidato in Abruzzo da Andrea Liberatore che ha proclamato lo sciopero a livello nazionale.
Grande sconforto ma anche grande determinazione a portare avanti una battaglia per far valere i propri diritti chiedendo il supporto dell’assessore regionale Nicoletta Verì, che ha garantito il proprio impegno ad affrontare una serie di problemi, come ha raccontato Liberatore, presente all’incontro con il suo vice Antonio Santilli. Le questioni da risolvere riguardano sia gli organici che il trattamento economico, dice il rappresentante del Nursind ricordando che, «a livello europeo, siamo i meno pagati in Europa. Lo stipendio per un giovane laureato è di 1.400 - 1.500 euro, cioè meno di un commesso, correndo il rischio di denunce. Ecco perché tanti rinunciano e in tutta Italia si sono licenziati in cinquemila», ha proseguito Liberatore parlando del grande impegno della categoria per affrontare la pandemia ma anche della scarsità di personale in servizio.
«L’assessore ci ha assicurato che farà il possibile per incrementare le piante organiche e si è impegnata anche per quanto riguarda le indennità da riconoscerci. Indennità», ha spiegato, che «sono state già corrisposte a livello regionale nella prima fase della pandemia a tutti coloro che sono stati impegnati sul fronte del coronavirus, da febbraio a dicembre 2020 e poi per alcuni mesi del 2021, in correlazione allo stato di emergenza (oltre a una premialità). Ora chiediamo che venga riattivata, per il lavoro che stiamo portando avanti ancora oggi per la pandemia, ed è un impegno notevole e faticosissimo che ci porta a rinunciare a ferie e riposi, per senso di responsabilità ed etico, visto che siamo pochi, anche a causa dei contagi. Eppure abbiamo anche noi impegni famigliari e figli in Dad». A proposito di dotazioni organiche, il Nursind chiede che «si rivedano». «È importante che la Regione dia indicazioni alle Asl, da questo punto di vista. Abbiamo ottenuto l’impegno a riattivare il concorso a Chieti, che è stato bloccato, mentre per Pescara dobbiamo dire che è messa abbastanza bene, per il personale entrato in servizio. La nostra richiesta è quella di attivare i concorsi perché a livello regionale mancano tremila unità (ogni sei pazienti deve esserci un infermiere) ma è sempre più difficile reperire personale visto che molti hanno trovato lavoro, molti altri hanno rinunciato». L’intenzione del Nursind è quella di raggiungere il governo, passando per la Regione Abruzzo e per tutte le altre Regioni chiamate in causa dal sindacato per sostenere la protesta. «A livello nazionale sono stati stanziati 350 milioni di euro per la categoria, come indennità professionale. Una forma di ringraziamento per noi e per i medici, ai quali sono stati destinati 500 milioni. Ma quei fondi non ci sono mai stati erogati, mentre ai medici sì. Chiediamo quindi alla Regione di farsi portavoce di questa istanza a livello nazionale. Ora speriamo che si passi dalle parole ai fatti, siamo stanchi e ci sentiamo usati».