Infiltrazioni e società fantasma «Gioco di fatture dietro gli affari»

9 Novembre 2024

Conclusi gli interrogatori, la procura non si ferma. Ma la dipendente delle Terrazze nega le accuse «Facevo i conti e consegnavo gli incassi a Garofalo». Resta in silenzio il contabile Mazzocchetti

PESCARA. Si è chiuso ieri il giro di interrogatori di garanzia davanti al gip Francesco Marino, dei protagonisti della sospetta acquisizione del ristorante Le Terrazze, che venerdì scorso ha portato in carcere il napoletano Pasquale Garofalo, accusato di autoriciclaggio, bancarotta fraudolenta e intestazione fittizia di beni e società. Una delicata inchiesta condotta dal procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e dal sostituto Luca Sciarretta (ieri presenti in aula) che vogliono fare piena luce su un presunto giro di utilizzo di soldi illeciti da parte di personaggi vicini alla criminalità organizzata napoletana e calabrese che potrebbero essere dietro l’acquisizione della Floor Six che gestiva il ristorante. Ieri era la volta dei tre finiti agli arresti domiciliari (Garofalo è già stato interrogato). Ma di questi soltanto la direttrice del ristorante, Laika D’Agostino, ha voluto rispondere alle domande del giudice; Anna Paola Cavaliere (difesa da Claudia D’Incecco), moglie dell’imprenditore Adamo Di Natale e madre di Federico, entrambi sotto inchiesta, si è avvalsa della facoltà di non rispondere alle domande del giudice in qualità di amministratrice di comodo della società, secondo l’accusa messa come testa di legno dal napoletano Garofalo; così come anche il contabile del napoletano, Enzo Mazzocchetti (assistito da Alessandro Cavaliere), ha deciso di non parlare per il momento.
La D’Agostino (difesa da Andrea Di Luzio), organizzatrice di eventi come si è qualificata, ha scelto invece di chiarire la sua posizione di «semplice dipendente» de Le Terrazze, assunta a suo tempo da Federico Di Natale quando ancora la società era nelle mani della famiglia Di Natale. In sostanza non ha accusato nessuno e ha solo ribadito la sua estraneità nella vicenda. Lei non era a conoscenza di nulla e, al termine delle serate, dopo aver fatto i conti, consegnava gli incassi al napoletano Garofalo, con il quale aveva comunque uno stretto rapporto. Di malavita organizzata non avrebbe mai saputo nulla né sentito nulla.
Un interrogatorio che nulla cambia rispetto a quanto hanno acquisito finora i magistrati anche sulla sua posizione. «La D’Agostino, cooperando nella gestione del ristorante Le Terrazze», scrive il gip nella misura cautelare, «intestandosi come prestanome ulteriori attività imprenditoriali, infatti è socia di maggioranza e amministratrice unica di una delle società della galassia facente capo a Garofalo, ossia la Mika Production, è titolare di un immobile a Pianella i cui lavori di ristrutturazione hanno generato crediti fiscali», spiega sempre il gip, «utilizzati dal Garofalo; concorda con Mazzocchetti il gioco di fatturazioni per operazioni inesistenti tra le varie società facenti capo a Garofalo, allo scopo di generare l’apparenza di operazioni lecite».
Per quanto riguarda la Cavaliere, il suo legale ha detto: «Abbiamo letto molto delle 14mila pagine che compongono gli otto faldoni dell’inchiesta, dobbiamo leggere ancora e poi saremo pronti per chiarire la posizione della Cavaliere. Su questa vicenda c’è molto da chiarire». Stessa affermazione che aveva fatto l’avvocato Antonio Valentini, dopo l’interrogatorio del suo assistito Garofalo (che difende insieme al collega Pollio di Napoli) che non aveva fatto altro che sostenere la correttezza della sua attività e soprattutto prendere le distanze da qualsiasi ipotetico collegamento con la malavita organizzata.
Il legale della D’Agostino, così come hanno annunciato anche i difensori di Cavaliere e Mazzocchetti, nei prossimi giorni presenterà istanza per la revoca della misura dei domiciliari.