Influenza, pronti 415mila vaccini Si comincia il 10 tranne a Pescara

Nel capoluogo adriatico la festa per il patrono farà slittare di 24 ore, a martedì 11, il via della campagna Si potrà ricevere anche la dose anti-Covid ma prevale ancora lo scetticismo: la Regione deve attivarsi
PESCARA. Per i pescaresi è la festa del patrono. Per il resto d’Abruzzo sarà il primo giorno di vaccinazione contro l’influenza che quest’anno colpirà oltre 7 milioni di italiani mettendo a rischio la salute degli anziani e i fragili di tutte le età.
Così la Regione si è mossa in anticipo acquistando per tempo ben 415mila dosi di antinfluenzale che, a partire da lunedì 10 ottobre, saranno somministrate in tutta la regione fatta eccezione per Pescara dove le celebrazioni per San Cetteo impongono lo slittamento di 24 ore, a martedì 11, della data d’inizio della campagna vaccinale più imponente mai avviata prima in Abruzzo.
Lo è senza alcun dubbio perché da quest’anno è possibile ricevere, nella stessa seduta due dosi, quella contro l’influenza e l’altra, la cosiddetta bivalente, che combatte le nuove varianti del Covid. Ma sia verso quest’ultima, da pochi giorni estesa a tutti gli over 12 sia nei confronti dell’antinfluenzale permane un preoccupante e ingiustificato scetticismo da parte dei cittadini.
La conferma di questa tendenza arriva da uno studio molto recente. Circa quattro italiani su 10 dichiarano di voler ricorrere alla vaccinazione antinfluenzale, con una propensione che raggiunge i livelli massimi tra gli over 65, dove 2 su 3 intendono vaccinarsi. Ma c'è chi pensa che la vaccinazione sia inutile: lo crede ancora il 42% della popolazione, perché afferma di ammalarsi raramente e con sintomi lievi.
È quanto emerge dalla ricerca condotta da Human Highway per Assosalute, associazione nazionale farmaci di automedicazione, parte di Federchimica, presentata in occasione dell’evento stampa “Tra pandemia e influenza stagionale: cosa dobbiamo sapere e cosa dobbiamo fare”, con la partecipazione di Fabrizio Pregliasco, professore associato del Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell’Università di Milano e Claudio Cricelli, presidente della Società italiana medici di medicina generale e delle cure primarie (Simg).
Eppure è attesa una maggiore incidenza dei virus influenzali rispetto agli scorsi anni: «Si stima che i casi in Italia possano arrivare a 7 milioni», afferma Pregliasco. «Un dato in crescita rispetto agli scorsi anni, come dimostrano anche le osservazioni sull’emisfero australe, dove l’influenza è in corso. Dobbiamo però considerare anche la minore esposizione della popolazione a microorganismi patogeni come virus e batteri negli ultimi due anni, da ricondurre alle restrizioni sociali adottate nelle stagioni precedenti, che hanno non solo ridotto la diffusione del Sars-CoV-2, ma anche quella degli altri virus influenzali». La guardia però deve restare alta perché il Covid è ancora la causa del 95% dei decessi negli ultrasessantenni. E anche l’influenza ha un alto tasso di letalità stimabile su uno a quattro rispetto al Covid.
La vera influenza, rispetto ad altri casi, si riconosce per febbre con temperatura elevata, a comparsa brusca, sintomi respiratori o bruciore agli occhi e almeno un sintomo extra respiratorio come dolori muscolari, mal di testa e spossatezza.
La maggioranza degli italiani, sempre secondo l’indagine di Human Highway, guarda alla prossima stagione di convivenza e sovrapposizione tra Sars-CoV-2e virus influenzali con maggiore ottimismo, serenità e fiducia. Ma molti manifestano timore, ansia e diffidenti: il 23% si definisce “preoccupato” e il 21,1% “stufo”. Le donne sono più in ansia degli uomini (27,1% contro il 19,1%). I più demotivati e sfiduciati sono poi i trentenni (25-34 anni); i giovanissimi (under 25) si dividono tra ansiosi e indifferenti, mentre c’è una discreta fiducia tra i 45 e i 54enni.
Se ne deduce che solo una buona campagna di informazione, anche da parte della Regione Abruzzo, può servire a far superare quegli stati d’animo che allontanano dalla doppia vaccinazione. (l.c.)

