Inquinamento a Bussi, nuovi indagati

Omessa bonifica: la Procura acquisisce la relazione dell’Arta, secondo cui i terreni isolati sarebbero ancora contaminati
PESCARA. Potrebbe giungere a una svolta l’ultimo fascicolo aperto dalla magistratura di Pescara sulle vicende legate alle discariche 2A e 2B che appartengono allo stesso territorio dove venne scoperta (nel 2007 dai forestali di Pescara) la mega discarica di rifiuti tossici e nocivi di Bussi, che sembra non avere mai fine. Lo scorso mese di maggio il procuratore aggiunto Anna Rita Mantini e i sostituti Luca Sciarretta e Anna Benigni, su quelle due discariche hanno aperto un fascicolo per capire cosa è stato fatto, e cosa non è stato fatto, per impedire un eventuale inquinamento del terreno.
Adesso a riaccendere i riflettori della magistratura, a dire il vero mai spenti, su questa intricata vicenda, dove al di là delle questioni penali al centro c’è sempre stata una questione di natura economica, è una relazione stilata il 4 dicembre del 2019 dal direttore dell’Arta Maurizio Dionisio, tornata d’attualità dopo le ultime vicende legate a questa mancata bonifica di quel territorio e, in particolare, delle discariche così dette 2A e 2B, limitrofe allo stabilimento Solvay di Bussi.
Ebbene, in questa relazione l’Arta sostiene che i sistemi di copertura e impermeabilizzazione non funzionano ancora oggi e quindi serve la massima celerità negli interventi di bonifica. Relazione citata anche nel corso di una intervista con Dionisio, riportata nei giorni scorsi da un articolo del Centro. Così, ieri mattina, gli uomini dei carabinieri forestali guidati dal colonnello Annamaria Angelozzi (che già erano andati qualche settimana prima ad acquisire documenti al Comune di Bussi) sono andati nella sede dell’Arta a Chieti per acquisire quella relazione, ovviamente con il placet dei magistrati pescaresi, relazione uscita quasi a sorpresa e mai finora finita all’attenzione della procura. Una relazione così importante, e che attualizza il forte inquinamento che sembra continui ad esistere ancora oggi in quella zona, è stata inviata dall’Arta al ministero dell'Ambiente, alla Regione Abruzzo, alla Provincia di Pescara, alla Asl di Pescara, al Comune di Bussi e alla polizia provinciale, ma non alla procura o ai carabinieri forestali che stavano seguendo queste delicate vicende dalle quali dipende, peraltro, la salute dei residenti in quella tormentata zona. E nessuno di questi Enti, polizia provinciale in testa, ha informato la procura che non era in indirizzo. Adesso magistrati e investigatori, prima di verificare il perché di questa mancanza istituzionale, dovranno esaminare il contenuto tecnico della relazione per prendere gli eventuali provvedimenti.
Il fascicolo dovrebbe contare almeno due indagati per omessa bonifica, ma principalmente per inquinamento.
I terreni dove incidono le discariche 2A e 2B sono attualmente di proprietà del Comune di Bussi che le acquistò dalla Solvey nel 2017 al prezzo simbolico di 1 euro (e su questa vicenda c’è già la richiesta di processo per falso a carico del sindaco di Bussi, Salvatore Lagatta, di Marco Colatraci della Solvay e di due tecnici comunali).
Ora l'inchiesta di Mantini, Sciarretta e Benigni, aperta su esposto dell’associazione “BusSINmoVimento”, dovrà accertare, probabilmente anche attraverso una consulenza tecnica, da quando, come sostiene l’Arta, il percolato continua a infiltrarsi nel terreno e a inquinarlo: se ci sia una eventuale concausa, se iniziò già dopo che Solvay vendette al Comune portandosi via tutte le attrezzature (anche quelle che avrebbero impedito la fuoriuscita del percolato), o magari sia intervenuto in tempi successivi. Sta di fatto che dall’agosto del 2018 al settembre 2020 l’impianto di proprietà del Comune è rimasto inattivo e quindi, secondo i denuncianti, ci sarebbero delle responsabilità non soltanto di chi gestiva l'impianto prima, ma anche di chi non ha fatto nulla dopo.
L’Arta nella relazione dice: «Gli interventi di Mipre nel biennio 2018-2019 sulle acque sotterranee non risultano essere state eseguiti, infatti ad oggi non si è a conoscenza di attività di controllo dell’efficacia dell’impianto di emungimento installato per il contenimento della contaminazione», e precisa inoltre che, dopo i recenti controlli, «si è constatata la rottura del capping dove è risultato sollevato in alcuni punti, non garantendo più l'efficacia dell'isolamento dei rifiuti». Quindi ad oggi l'inquinamento continua tragicamente a minare la salute dei residenti e non solo. Una relazione che forse andava trasmessa urgentemente alla procura.
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