Inquinamento, pollini e acari: in aumento i casi di allergie e asma

6 Maggio 2024

Di Pillo, responsabile del Centro regionale di allergologia pediatrica: «Tra i rischi per i bambini, l’esposizione al traffico e al fumo passivo»

PESCARA. Circa il 10 per cento dei bambini soffre di asma. È un dato in aumento quello che emerge dalla casistica che quotidianamente tratta il Centro regionale di allergologia e pneumologia pediatrica della clinica pediatrica di Chieti diretta dal professor Francesco Chiarelli,con circa 400 prestazioni al mese tra prove di funzionalità respiratoria, test allergologici, farmacologici, di provocazione bronchiale e alimentare. In occasione della giornata mondiale dell’asma, in programma domani, la dottoressa Sabrina Di Pillo, responsabile regionale della Simri (Società italiana malattie respiratorie infantili) e del centro regionale, fa il punto sulla situazione e spiega quali accorgimenti adottare.
Dottoressa, quanti sono i bambini che soffrono di asma?
«Circa il 10% dei bambini soffre di asma e più del 60% di questi è allergico. L’aumento della prevalenza dell’asma, soprattutto di quella allergica, viene associato al cambiamento dello stile di vita, ai mutamenti climatici e all’aumento dell’inquinamento».
Quali sono le cause più frequenti ?
«Nei paesi a clima temperato oltre la metà dei soggetti allergici mostra una sensibilizzazione all’acaro della polvere e fino all’85% dei bambini che soffrono di asma bronchiale sono sensibilizzati alle principali specie di acari. Gli allergeni sono presenti sia nell’ambiente esterno che interno; l’acaro della polvere domestica e il pelo degli animali sono allergeni perenni presenti nell’ambiente interno. Gli asili e le scuole sono di fatto l’ambiente di lavoro dei bambini e di conseguenza si deve enfatizzare la necessità che tali istituzioni siano caratterizzate da ambienti interni salubri. D’altronde il sempre più diffuso uso del riscaldamento fa sì che in inverno si raggiungano valori di temperatura ottimali per lo sviluppo degli acari».
E quali sono gli accorgimenti da prendere?
«In tema di profilassi ambientale, il primo auspicabile accorgimento a livello domestico è costituito dalla semplice mozione di tende, tappeti e moquette, nonché dal lavaggio con acqua calda (50-60°C) della biancheria da letto, da ripetersi almeno una volta la settimana. Altro intervento ambientale altrettanto fondamentale si basa sul costante controllo dell’umidità, in quanto gli acari per crescere e riprodursi hanno proprio bisogno di un idoneo e costante tasso di umidità: un tasso costante di umidità relativa compreso tra il 45 e il 50% rappresenta il range ottimale per avere un buon controllo ambientale. L’applicazione di apparecchi a ultrasuoni in camera da letto è una novità nell’ottica di una bonifica ambientale e profilassi antiacaro».
In questi ultimi anni le allergie sono aumentate?
«È dimostrato che l’allergenicità dei pollini è aumentata a causa della interazione con gli inquinanti atmosferici. Per tale motivo le stagioni polliniche iniziano prima e durano di più, allungando i mesi difficili per gli allergici. Con le temperature in costante aumento i fiori sbocciano prima, l’effetto serra incrementa la produzioni di pollini e così negli ultimi trent’anni è stato stimato che la stagione delle allergie si sia estesa, e che per tanti bambini sta diventando perenne o quasi. Chi è allergico alla Parietaria, per esempio, oggi può presentare i sintomi da febbraio a novembre».
Sono comparse nuove sensibilizzazioni allergiche?
«In questi ultimi anni si è assistito al comparire di nuovi allergeni importati, e ciò è riconducibile sia alle correnti aeree che alle pratiche commerciali che hanno introdotto specie non native nel nostro contesto geografico. Una volta introdotto il seme di una pianta in una nuova area, molteplici fattori sono coinvolti nella diffusione del suo allergene pollinico, come l’urbanizzazione e il cambiamento climatico. Un esempio è rappresentato dall’ambrosia. In presenza di elevati livelli di CO2, l’ambrosia produce maggiore quantità di pollini».
Parliamo dei bambini asmatici, che cosa bisogna evitare?
«È stato mostrato che evitare l’esposizione ai fattori di rischio ambientale come il traffico e il fumo passivo previene l’asma e che l’eliminazione dell’esposizione al traffico impedirebbe anche il 14,1% di compromissione della funzionalità polmonare. Ulteriori dati su un grande campione di bambini della popolazione generale è stato dimostrato che il fumo materno durante la gravidanza è risultato associato a malattie respiratorie acute nei primi due anni di vita, che a loro volta, costituiscono un fattore di rischio significativo per l’asma. Il polline inoltre può fare da veicolo per ozono, biossido di azoto e particolato che vengono così trasportati e rilasciati in profondità nelle vie aeree causando la sintomatologia respiratoria sia nell’allergico che nel non allergico».
Un bambino asmatico può fare sport?
«L’asma bronchiale non deve assolutamente diventare un problema invalidante. Consentire al bambino asmatico una normale e benefica attività fisica e sportiva rappresenta una priorità ben al di là del semplice controllo farmacologico del broncospasmo che caratterizza la malattia asmatica. È importante che il bambino abbia il controllo clinico della patologia. Nel caso di allergia agli acari della polvere, valutare con lo specialista le misure di prevenzione degli accessi asmatici derivanti dalla pratica sportiva in ambienti chiusi in cui sia impossibile o difficile evitare il contatto con l’allergene, concordando l’eventuale e più opportuna premedicazione farmacologica».
E quale sport consiglia?
«Il bambino asmatico deve poter praticare qualunque sport, ad esclusione degli sport subacquei e dell’equitazione nel caso in cui sia allergico alla forfora (pelo) del cavallo. Numerosi atleti e campioni dello sport sono asmatici».
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