Intensiva, casi raddoppiati Ma l’effetto Cina è escluso

29 Dicembre 2022

I malati Covid in Rianimazione salgono da 7 a 14. Parruti non è pessimista

PESCARA. Il dato che anticipiamo è preoccupante: il ricoverati in rianimazione per il Covid sono raddoppiati a Natale. Da 7 a 14. Primi segnali dell’effetto Cina anche in Abruzzo? L’intervista a Giustino Parruti, primario di Malattie Infettive a Pescara, è rassicurante.
Professor Parruti, con tutte le cautele e evitando allarmismi, secondo lei si sta rischiando un salto indietro di tre anni, prevede una nuova ondata Covid?
La risposta è no, perché la Cina ha fatto un grave errore di valutazione negli anni addietro, nel senso che, avendo sviluppato l’illusione che il metodo di contenimento della circolazione del virus che ha funzionato con la prima variante di Wuan, potesse essere esteso con le nuove varianti con incrementata contagiosità, ha attuato una politica di prevenzione molto più contenuta rispetto a quella dei paesi occidentali, con vaccini di minor efficacia di copertura, facendo passare il messaggio che così si contenesse il rischio della circolazione del virus. Ma sono stati calcoli purtroppo sbagliati, per cui adesso si trova a fronteggiare un grosso problema interno. Ha tassi di copertura del tutto insoddisfacenti sotto il profilo vaccinale e un utilizzo dei nostri farmaci di prevenzione molto basso oltre che una scarsa comunicazione. Cerca di non far trapelare quello che sta succedendo per evitare un giudizio negativo sulla propria politica interna.
Qual è la differenza tra noi e loro?
Il nostro contesto è molto diverso. Siamo arrivati alla consapevolezza che la circolazione delle nuove varianti non sarebbe mai stata controllabile con i lockdown. Abbiamo puntato al raggiungimento di coperture vaccinali adeguate e sull’implementazione di strutture che consentono il controllo del danno non appena ci sia l’individuazione del paziente a rischio. Certamente non stiamo nelle stesse condizioni della Cina ma da questa rischiamo di importare nuove varianti del Covid come accadde a cavallo tra il 2019 e il 2020.
Siamo pronti a difenderci contro l'importazione di nuovi casi? E fanno bene a Milano a rintrodurre il tampone per chi sbarca a Malpensa dalla Cina?
Era e resta importante sapere se stiamo importando casi. La nostra forza è il sistema di controllo diffuso nel territorio che ci permette di sapere già nelle prime ore se una persona è infetta. È una prevenzione che per l'influenza non è stata mai raggiunta né sarebbe raggiungibile in tempi brevi. Ma per il Covid ormai ci permette di prendere tutte le misure, soprattutto verso i fragili.
Siamo davvero al sicuro?
È chiaro che se la circolazione cinese diventasse talmente fuori controllo da riuscire a generare nuove varianti sarebbe per noi preoccupante. Se però in Cina la copertura vaccinale, e quindi il livello di immunizzazione raggiunto, pur non difendendo la popolazione, riuscisse a prevenire fughe in avanti del virus, sarebbe un fatto a nostro vantaggio. Mi spiego meglio. Quello che ha dimostrato l'amplissima circolazione di Omicron 5 è che questa variante è molto vicina all’invulnerabilità: è più contagiosa e capace di stare nell'ospite senza danneggiarlo. Sta trovando una nicchia ecologica stabile nella specie umana, impedendo ad altre varianti più pericolose di scalzarla. Quindi speriamo che la forza pervasiva di Omicron 5 combinata con il livello di protezione della popolazione cinese in qualche modo ci protegga.
Alla luce di quello che ha appena detto, e cioè che comunque molto dipende dalla Cina, come spiega i segnali negativi dell'ultim’ora su un aumento di ricoveri in intensiva in Abruzzo?
I ricoveri in intensiva che stiamo avendo dipendono dalla circolazione del virus in pazienti con patologie non strettamente Covid-correlate.
È chiaro che se una persona ha un infarto o una emorragia cerebrale e risulta positiva nel momento in cui viene ricoverata, viene messa in rianimazione Covid, ma non è un paziente che ha la polmonite da Covid di antica memoria, quindi sostanzialmente quanto più si allarga la circolazione del virus tanto più il ricorso alla rianimazione diventa variegato. Ma non è più una rianimazione Covid come la si intendeva prima.
Non sarebbe meglio dire che il Covid ha rallentato le cure per altre patologie che adesso riaffiorano aumentando il livello di fragilità?
Mi permetto di correggerla, nel senso che in realtà, specialmente nel contesto abruzzese, il rallentamento c’è stato per pochi mesi per le attività chirurgiche ed è stato veramente modesto, grazie a Dio. I nostri flussi mostrano un picco negativo tra febbraio e giugno del 2020, ma poi veramente niente più. Ormai il nostro sistema sanitario si sta adattando con nuove organizzazioni per far convivere nel lungo periodo i pazienti con altre patologie che si ammalano di Covid. Per cui tutti i reparti di specialità, prendi l'Ortopedia o la Chirurgia, hanno le “zone grige” deputate ad accogliere queste persone.
Quale raccomandazione fa per quella che sarà una notte ad alto livello di divertimento ma anche di rischio contagio, cioè Capodanno?
Raccomando il buon senso. Innanzitutto le persone sintomatiche devono essere leali. Per quanto tutti desideriamo questa giornata, se uno ha un raffreddore deve starsene da solo, perché non ci sono strumenti per limitare quello che la irresponsabilità altrui può comportare. I sintomatici devono rispettare le assise collegiali cercando di disertarle, la natura lo impone. La seconda cosa è che nella misura del possibile, raccomando agli asintomatici di tenere un'altissima attenzione al lavaggio delle mani. È di una importanza fondamentale perché con queste varianti iperinfettive può ridurre la componente da trasmissione orizzontale tramite il contatto, che non è poca cosa. E poi se nel pomeriggio di Capodanno andremo al cinema, che male c'è a portare la mascherina in una sala dove ci sono mille persone? Ma l'ultima raccomandazione, la più importante, è che se avete il minimo sospetto, fate subito il tampone. Se una persona è a rischio di sviluppare il Covid noi abbiamo i farmaci e l'Abruzzo si sta classificando, lo dico con un certo orgoglio, al primo posto nell'uso degli antivirali a livello nazionale.
Il massimo effetto si ottiene nei primi tre giorni di contagio, quindi è molto importante la tempestività del test: è la grande novità in questo momento.
Le chiedo infine un suggerimento che da persona di estrema competenza si sente di dare al ministro della Salute, Orazio Schillaci, alla luce sia dell’effetto Cina che incombe sia per il fatto che a giorni il Governo dovrà decidere se prorogare o no le poche restrizioni rimaste.
Credo che il ministro sia perfettamente nelle condizioni di essere interprete di questo nuovo corso caratterizzato da una coabitazione con il Sars Cov 2, quindi è giusto per molti versi ridurre le misure contro il virus. Dobbiamo accettarlo. Ma il Covid, continuando a circolare, diventa sempre di più un grande fattore di potenziamento delle patologie. E innesca una serie di problematiche importanti anche nei casi apparentemente pauci sintomatici. Per cui il nostro sistema sanitario, e questo il ministro lo sa, deve essere mantenuto nello stato di potenziamento raggiunto in questi anni: maggiori spazi di degenza, medici, infermieri, strutture di riabilitazione, di rianimazione e di sub intensiva in più, anche per difenderci dagli altri grandi nemici come i batteri multiresistenti. Così come se il Covid entra in relazione con la specie umana aumenta tutta una serie di patologie metaboliche. Ma non abbiamo bisogno di nuovi lockdown e non dobbiamo avere paura della Cina se continuiamo a investire sul nostro sistema sanitario e sulla sua capacità di contenimento del danno.