«Interventi in aumento per i danni di un pugno»

Ascani, primario di Chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale lancia l’allarme «Fenomeno in crescita, in sala operatoria soprattutto la fascia tra i 18 e i 45 anni»
PESCARA. La violenza - siano aggressioni, liti o maltrattamenti domestici - è la seconda causa dellle fratture facciali che vengono quotidianamente trattate nel reparto di Chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale civile di Pescara. A rivelarlo è il primario, il dottor Giuliano Ascani che dal 2013, da quando è stato inaugurato il reparto, ha visto crescere la casistica delle aggressioni. «Capita in continuazione», riferisce il primario al Centro, «l’età particolarmente colpita è quella tra i 18 e i 45 anni. Arrivano da noi in ospedale soprattutto durante i fine settimana, quando si esce di più e soprattutto si beve di più». Parla di una tendenza in crescita il medico che in sala operatoria, con l’aiuto Paolo Mancini, per i danni lasciati da un pugno si trova a intervenire su fratture della mandibola, del naso, dello zigomo se non addirittura dell’orbita.
«Quelli che riguardano la cavità orbitale sono gli interventi più complessi», spiega Ascani, «perché poi non bisogna dimenticare che un pugno può portare alla morte. E per tante ragioni. Se cadi all’indietro e sbatti la testa o per un contraccolpo cerebrale. E si può anche perdere la vista se il pugno colpisce l’occhio in maniera violenta».
Ma anche le conseguenze, sulla carta meno drammatiche, possono avere strascichi e disagi lunghi da superare. «Con un pugno alla mandibola si possono perdere i denti e la funzione masticatoria», va avanti lo specialista, «ma possono restare anche dei difetti estetici che per i giovani sono comunque limitanti, come lo zigomo che resta depiazzato, o la madibola che si apre in maniera asimmetrica, o la cavità orbitaria che può restare un po’ più indietro creando anche in questo caso un’evidente asimmetria del volto».
E tutto questo per un pugno, per la follia di un momento, per i “futili motivi” che sempre più spesso sono la spiegazione alle aggressioni di questo tipo.
«Capitano in continuazione», ripete Ascani, «e rappresentano la seconda causa di fratture facciali, dopo gli incidenti stradali con auto, moto o bicicletta, per cui si rende necessario l’intervento chirurgico». Nel caso del ragazzo colpito sul volto con un martello (vedi pagina a sinstra), il medico parla anche in questo caso di un intervento in sala operatoria «abbastanza impegnativo, «perché il colpo ha creato tanti frammentini ossei su cui abbiamo dovuto intervenire». Ma non è solo l’intervento chirurgico. Dal suo specialissimo osservatorio, lo stesso medico racconta di giovani pazienti, almeno quattro in questi ultimi mesi, che dopo l’intervento chirurgico hanno dovuto iniziare comunque un percorso psicologico. «Per rimettersi a posto ci vuole un periodo tra i sei mesi e l’anno, perché solitamente per guarire dalla frattura ci si impiega almeno un mesetto, e poi ce ne vogliono altri 3 o 4 per recuperare la funzionalità masticatoria o visiva. Ma poi per alcuni c’è anche da superare il trauma dell’aggressione, ed è forse la cosa più lunga e delicata soprattutto per chi è più sensibile». (s.d.l.)
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