Intervista a Malagò: «L'Ironman è uno spot per l’attività motoria»

Il presidente del Coni ci parla della manifestazione di triathlon in programma a Pescara questo weekend, e confessa: «Così vorrei cambiare lo sport»

PESCARA. Ironman, ma non solo. Il presidente del Coni Giovanni Malagò a 360 gradi, a partire dalla manifestazione che prende il via in giornata, a Pescara, fino alla riforma nel mondo del calcio, passando per i rapporti con il governo e lo sport nelle scuole. Il 54enne imprenditore romano da qualche mese ha raccolto l’eredità di Gianni Petrucci e sta cercando di cambiare la filosofia del Coni, chiedendo in particolar modo al calcio di riformarsi per essere al passo con i tempi.

Quanto sono importanti manifestazioni come quella di Ironman per sviluppare lo sport in Italia?

«Sono testimonianze limpide di quanto sia importante lo sport come strumento di profonda valenza sociale, non solo fisica. E' una manifestazione di respiro internazionale che aggrega, stimola il confronto, perfetto connubio tra capacità agonistiche e passione: le tre prove – nuoto, bici e marcia – sono lo spot migliore per coinvolgere i giovani e far comprendere quanto sia importante fare attività motoria. I dati sulla sedentarietà sono inquietanti, va radicata una nuova cultura sportiva».

Ha esperienze personali in Ironman?

«Sono un appassionato, il triathlon mi affascina perché disciplina tra le più complete dell'universo sportivo, ma non ho esperienze dirette nelle manifestazioni. La seguirò con attenzione: coinvolgere circa 2 mila atleti provenienti da 50 paesi differenti è già sinonimo di grande successo. Sono sicuro che anche questa terza edizione lascerà il segno».

Sarà presente a Pescara per le premiazioni?

«Impegni istituzionali, precedentemente assunti, non mi consentiranno purtroppo di essere presente ma colgo l'occasione per ringraziare gli organizzatori e salutare tutti i partecipanti. Sarà una grande festa di sport».

In che modo il Coni supporta l'organizzazione di questi eventi?

«Il Coni è sensibile a tutto ciò che favorisce la diffusione dello sport, ed è sempre moralmente coinvolto, ma chi entra nel merito di ogni singolo evento sono le federazioni di riferimento. La Fitri, per quanto riguarda l'Ironman, sarà in prima linea con mezzi e uomini per assicurare un format all'altezza delle aspettative».

Lo sport e il doping, alla luce degli ultimi casi Di Luca e Santambrogio. Qual è il suo commento?

«Quando si parla di casi di doping mi assale sempre un senso di profonda amarezza. E' necessaria un'importante opera di prevenzione: chi si dopa investe molto e chi si occupa di antidoping deve fare altrettanto, puntando sulla ricerca e sulle risorse umane. Serve un nuovo approccio culturale anche per affrontare questo problema, si tratta di una questione civica. Anziché essere abili nel perseguirlo e nel trovarlo, il doping, sarebbe bello se nessuno tentasse di trovare scorciatoie illecite che minano i principi sacri dello sport».

Quali sono i suoi rapporti con l'Abruzzo?

«Terra fantastica, di grande vitalità. Il senso di attaccamento alle origini, la capacità e l'orgoglio con il quale ha reagito alle avversità sono un esempio per tutti. Non è semplice rialzarsi, chi lo fa con dignità e spirito di sacrificio vuol dire che ha qualità immense. L'Abruzzo lo porto nel cuore».

Quando parla di calcio da riformare, che cosa intende? Quale sarebbe la prima riforma da attuare?

«Urge una riforma o falliamo come classe dirigente, non abbiamo alibi. La gente vuole cambiamenti, dobbiamo agire. Non si può negare che il calcio abbia perso punti negli ultimi anni, anche in relazione agli scandali legati alle scommesse. Non ha trasmesso esempi positivi e non può vivere di rendita. La riforma della giustizia sportiva non è più differibile, come una riflessione profonda su tutto il sistema, perché occorre riacquistare credibilità. L'argomento è stato largamente affrontato e condiviso con il presidente Abete».

Teme tagli del governo per i fondi al Coni?

«Il governo si è insediato da poco, credo sia prematuro affrontare un argomento così delicato. Conosciamo le difficoltà del Paese, è necessario guardare in faccia la realtà, sarebbe pericoloso un approccio disinvolto in relazione alla tematica. Conosciamo, però, le potenzialità del nostro mondo e sappiamo quanto sa offrire in termini di benefici. Abbiamo inoltre un ottimo rapporto con tutti gli interlocutori istituzionali. La ministra dello Sport, Josefa Idem, è una di noi, conosce la situazione e le nostre esigenze meglio di chiunque altro».

Quali sono i provvedimenti che si aspetta dal governo a favore dello sport?

«La legge sugli impianti è una priorità, perché senza case dello sport non si può fare attività. Non riguarda solo gli stadi di calcio, ma strutture polifunzionali dove diffondere il movimento agonistico: per le realtà di provincia porterebbe anche sviluppo e occupazione. Serve quindi un dialogo proficuo per una riforma della Legge 91 sul professionismo e per valutare sgravi fiscali a favore di società e associazioni dilettantistiche: fare sport non può essere considerato indice di benessere».

Durante la sua gestione come pensa di cambiare i rapporti con il mondo della scuola?

«Questa è l'altra priorità assoluta del mio programma: creare una vera e propria scuola dello sport, con l'aiuto del governo, perché senza non andiamo lontano. Fino a oggi si è parlato molto e si è agito poco. Nel Cda di Coni Servizi, per la prima volta, c'è una donna: Giovanna Boda, direttore generale del Miur. Il segnale più tangibile della volontà di materializzare una svolta irrinunciabile. Dobbiamo ripartire dal mondo dell'istruzione, dalla famiglia, dalla base, radicare una cultura diversa, perché solo così si costruiscono successi certificati da una crescita esponenziale a livello di mentalità, di approccio e di valorizzazione della pratica agonistica. E parlo anche di base strutturale: le palestre vanno rese agibili e a norma, finite le lezioni si può fare attività con le associazioni e le società sportive. Una sinergia pubblico-privato, che consenta anche l'implementazione delle risorse. Bisogna agire in profondità. I risultati, a quel punto, sarebbero il coronamento di un processo virtuoso».

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