«Intreccio di interessi economici e politici»

10 Aprile 2021

Ecco perché il giudice ha deciso per la custodia cautelare in carcere e ha detto no agli arresti domiciliari

PESCARA. «L’intreccio dei rapporti intercorsi tra le parti dimostra come le condotte oggetto del presente procedimento non hanno certamente connotazioni occasionali, ma piuttosto costituiscono l’espressione concreta della propensione delinquenziale di soggetti avidi e privi di scrupoli, incapaci di frenare le proprie pulsioni criminali ed abili a manipolare, coinvolgendo soggetti di vertice politico-amministrativo, la gestione della cosa pubblica al fine di raggiungere ingenti profitti in danno della collettività dei consociati». È uno dei passaggi con i quali il giudice Nicola Colantonio spiega il perché della detenzione in carcere per Sabatino Trotta, Luigia Dolce e Domenico Mattucci. Su Trotta, psichiatra e dirigente del dipartimento di Salute mentale, punta il dito proprio per la delicatezza del suo lavoro sostenendo come, al contrario, abbia «illecitamente approfittato reiteratamente della sua funzione pubblica e dei rapporti personali privilegiati ottenuti nell’ambito medico-amministrativo-politico, per asservire i poteri relativi al raggiungimento di interessi privati egoistici, in danno degli interessi dei pazienti e della collettività». Comportamenti, aggiunge il gip, che si «connotano di particolare carattere di disvalore se si considera il periodo storico attuale, flagellato dalla virulenta diffusione del Covid: la cronaca giornalistica riporta quotidianamente, la problematica condizione di medici e paramedici che si trovano ad affrontare con coraggio ed abnegazione, anche mettendo a repentaglio la propria vita, una dura lotta per cercare di debellare la pandemia, ponendo come unico obiettivo il bene comune e la salute pubblica. Ed invece, si rileva palese che Trotta, come emerge nel corso dei colloqui intercettati, candidamente e perfino con orgoglio, ha reiteratamente vantato le proprie capacità criminali di incidere, per scopi privati, sulle determinazioni dell'apparato politico-amministrativo, e ha posto al centro della propria attività di primario medico, in un settore particolarmente delicato della salute dei pazienti, condotte dirette esclusivamente al mercimonio della funzione per garantire l’assegnazione di ulteriori appalti pubblici in favore del gruppo imprenditoriale di Mattucci». Quanto a quest’ultimo il gip scrive che la sua «pericolosità è comprovata dal fatto che vanta un potere imprenditoriale di rilievo che gli permette di incidere in maniera determinata nell’ambito politico territoriale, attraverso il potere di indirizzo indebito sulla scelta elettorale dei lavoratori dipendenti e dei loro familiari». Anche per questi motivi la «spiccata capacità criminale di entrambi deve essere frenata con l’applicazione di una misura cautelare custodiale». E poi ancora sulla Dolce: «Il suo intervento concreto permetteva il trasferimento, occulto, di rilevanti somme di denaro da Mattucci a Trotta e garantiva la possibilità di mantenere celati i collegamenti tra il corruttore e il corrotto». In sostanza, conclude il gip, «è evidente che i prevenuti hanno costituito un vero e proprio potentato economico-politico criminale che può essere contenuto solo con l’applicazione della misura cautelare inframuraria». (m.cir.)
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