Intrusi nello studio di Costantini «Ma non hanno rubato nulla»

3 Aprile 2019

Hanno forzato la finestra del balcone al primo piano di via Firenze, non si esclude l’ipotesi avvertimento Il candidato sindaco preso di mira: hanno toccato solo una vecchia rubrica con centinaia di nominativi

PESCARA. Fa pensare a un avvertimento, a un’intimidazione, a qualcosa che con ladri e furti sembra non aver nulla a che fare, l’episodio registrato la notte scorsa ai danni dell’avvocato, candidato sindaco, Carlo Costantini. Qualcuno si è introdotto nel suo studio legale, in via Firenze, dopo aver forzato la porta finestra del balcone al primo piano. Un’azione ben studiata da chi non ha utilizzato l’impalcatura, che pure in questo periodo insiste sulla palazzina, ma è passato dal terrazzo dell’edificio contiguo, sul retro. Da lì, una volta sul balcone dell’ufficio, dopo aver rotto il doppio vetro per scardinarlo dall’infisso, gli ignoti hanno forato la stessa finestra facendovi poi passare il fil di ferro utilizzato per aprire la maniglia dall’interno. Fin qui, per tecnica e destrezza, sembrerebbe il lavoro di gente esperta, professionisti dei furti in appartamento. Ma il problema è che, una volta dentro, gli pseudo ladri non hanno rubato alcunché. E neanche rovistato alla ricerca di qualcosa di valore da portare via.
Al contrario, hanno lasciato una decina di computer, di cui la maggior parte portatili e dunque facilmente trasportabili, libretti degli assegni e un telefono cellulare. Per poi far ritrovare fuori, in un angolo del terrazzo da dove sono entrati e fuggiti, due mazzi di chiavi dello studio presi dal cassetto della segretaria, con una moneta da un euro accanto. Il tutto, ben sistemato come se non fosse stato abbandonato frettolosamente da ladri in fuga. A questo va aggiunta un’altra circostanza, come documentato dalla stessa polizia Scientifica che ieri mattina ha fatto i rilievi, e cioè che gli ignoti hanno ispezionato solo alcune stanze dello studio, vale a dire l’ufficio di Costantini, di sua moglie avvocato e della segretaria. E in queste tre stanze, oltre ad aprire un paio di vecchi faldoni in nessun modo riconducibili a questioni che possano motivare l’interessamento di chicchessia, hanno tirato fuori dal cassetto della segretaria una rubrica telefonica; hanno acceso un computer e tirato fuori da un cassetto un piccolo registratore poi riposto malamente. E senza lasciarsi tentare dai libretti degli assegni che erano nello stesso posto. Hanno preso invece le chiavi dello studio ma, uscendo dal terrazzo, le hanno poi lasciate sulla soglia della porta finestra, con la moneta accanto. Senza voler creare troppa enfasi sullo strano episodio registrato all’inizio di questa campagna elettorale, l’avvocato e candidato sindaco Costantini commenta: «Spero che si tratti di una coincidenza, anche se non riesco a spiegarmi il comportamento di chi è entrato nel mio studio, tenuto conto che non ha toccato nulla, tranne una vecchia rubrica con centinaia di nominativi, lasciandomi due mazzi di chiavi dello studio, prese da un cassetto, e una moneta da un euro poggiati con cura sulla soglia della porta finestra che hanno forzato per entrare. Non so dare una giustificazione a quello che è accaduto. Di sicuro non è legato all’attività dello studio, anche perché non ci sono penalisti. Qualunque sia la spiegazione», conclude, «resta una sensazione di fastidio per la privacy violata». (s.d.l.)
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