Invalidità negata a malato di tumore
Denuncia del figlio: l’Inps ha revocato l’accompagnamento mio padre 80enne costretto a nuove visite, ma poi è morto
PESCARA. Prima gli revocano l’indennità di accompagnamento di 498 euro al mese, che un giudice gli aveva accordato a seguito di un ricorso, e poi, dopo qualche mese, muore, devastato dalle metastasi del cancro e dalle ischemie. È successo a Oriano Buccella, 80 anni, deceduto l’11 luglio scorso. Lo racconta il figlio, Lorenzo, che ha annunciato che dopo le tribolazioni del padre, vorrà fare luce sulla vicenda, anche adendo le vie legali.
«Tutto inizia tre anni fa», ricostruisce, «quando mio padre scopre di avere un cancro. Gli viene prima asportato parte dell’apparato genitale, ma poi il tumore si espande dai reni alla milza, per raggiungere le ossa». E qui comincia anche il calvario delle trafile tra gli uffici pubblici. «Mio padre, a quel punto», continua il figlio, «si rivolge all’Inps per ottenere l’indennità di accompagnamento. Ma l’istituto gliela nega. Dopodiché, ci rivolgiamo, per il ricorso, al tribunale, il quale, per fortuna, nel 2013, ci dà ragione. Ci fa liquidare anche gli arretrati, più o meno quattromila euro, e tutto fila liscio fino al gennaio del 2014, con un’interruzione che si verifica subito dopo. L’Inps infatti ci dice che siccome sono loro ad erogare l’indennità, spetta loro quindi anche una visita periodica del beneficiario». Ma qui la arriva la doccia fredda per la famiglia Buccella: «Siccome l’Inps aveva chiesto che per continuare l’erogazione dell’indennità, sarebbe occorsa una visita al paziente per verificare il suo stato», aggiunge Lorenzo, «mio padre viene sottoposto, il 13 maggio scorso, quando già da alcuni mesi non percepiva più l’indennità, a una visita davanti alla Commissione medica per l’accertamento dell’invalidità civile dell’Inps. Qui viene riconosciuto invalido grave al cento per cento, come precedentemente avvenuto ad una visita alla Asl, e con difficoltà persistenti a svolgere le funzioni ed i compiti propri della sua età. Però», sottolinea, «non tale da consentirgli la conferma dell’indennità, che gli era stata già revocata. Perché?», si chiede il figlio Lorenzo, il quale non si dà per vinto. «Nei primi giorni di luglio chiedo delucidazioni alla direzione dell’Inps», fa sapere, ma la risposta è la seguente: «Suo padre può fare ricorso contro la decisione di revoca dell’indennità». Insomma, a Buccella, carta canta, dall’Inps arriva una comunicazione del 3 giugno del 2014 in cui si dice che la prestazione di invalidità è stata revocata dall’1 marzo precedente. Intanto la situazione medica di papà Oriano precipita. «Lo facciamo ricoverare il 30 giugno scorso all’ospedale civile di Pescara, dopo una sua caduta», ricorda ancora il figlio, «per via delle ischemie. Un crollo, quello di mio padre, che l’ha condotto poi ad essere ricoverato presso l’hospice della stessa struttura ospedaliera, ovvero dove soggiornano i malati terminali, e dove mio padre è morto l’11 luglio scorso».
Per Buccella tutta la faccenda non deve essere archiviata. «Lo devo a mio padre, il quale, quando ormai era in fin di vita e non riusciva neanche più ad esprimersi bene», fa notare Lorenzo, «mi chiese: “Ma perché mi hanno negato l’indennità?”». Una domanda alla quale Lorenzo ora desidera dare una risposta. «Ho già fatto richiesta delle cartelle cliniche, con tutte le lunghezze burocratiche che sta comportando per l’ottenimento», annuncia, «e se dovessero esserci i presupposti, denuncerò quelli che ritengo essere i presunti responsabili della revoca dell’indennità».
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