Inverardi: all’Aquila grandi nomi della medicina

Firmata l’intesa dopo 21 anni di vuoto. Ora si può investire sulle risorse umane D’Alfonso: «Niente più invasioni di campo». Specializzandi in tutti i presìdi
L’AQUILA. Ieri, alle 18.23, nella sala conferenze di Palazzo Silone, all’Aquila, sede della giunta regionale, dopo 21 anni è stata firmata l’intesa tra la Regione Abruzzo e le Università dell’Aquila e la “G. D’Annunzio” Chieti-Pescara, che disciplina i rapporti tra il Servizio sanitario nazionale e gli atenei. L’intesa è stata firmata dal presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, dal prorettore dell’Università dell’Aquila, Carlo Masciocchi (docente nell’ateneo e direttore della Diagnostica per immagini, reparto radiologia, del San Salvatore) e dal decano dell’Università Chieti-Pescara, Michele Vacca.
Le Università, con le facoltà di Medicina, entrano - anzi, rientrano, dopo 21 anni - negli ospedali.
Cosa significa in termini pratici? «Che L’Aquila - e anche Chieti-Pescara - finalmente può programmare investimenti mirati e puntare sull’eccellenza, come portare nel nostro ospedale grandi nomi del mondo della medicina», precisa la rettrice dell’Università dell’Aquila, Paola Inverardi, «e gli specializzandi possono essere presenti in tutti i presìdi». Alla firma c’erano anche i quattro direttori generali delle Asl abruzzesi: Rinaldo Tordera (Avezzano-Sulmona-L’Aquila), Roberto Fagnano (Teramo), Pasquale Flacco (Chieti) e Antonio Mancini (Pescara), oltre all’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci.
«Ora c’è un quadro di riferimento che ci permette investimenti sulle risorse umane», ha sottolineato la Inverardi. «Questa è un’intesa funzionale alla sanità abruzzese, non solo aquilana. Era un atto dovuto, c’era un vuoto lasciato per 21 anni. Ci permette di rinforzare la ricerca negli atenei e rinforzare la sanità pubblica». Per il prorettore Masciocchi non c’è nessun problema di rivalità tra ospedali di primo e secondo livello. «La differenza la fanno le prestazioni in emergenza, di pronto soccorso. E su questo L’Aquila ha tutti i numeri», ha detto Masciocchi, «e anche se il bacino di urgenze è inferiore a quello di Pescara-Chieti, noi abbiamo grandi eccellenze. Ci manca la cardiochirurgia, è vero. Ma solo quella. L’Aquila comunque ha i requisiti per diventare un centro oncologico di riferimento per la regione. Il problema del primo o secondo livello è soprattutto nei finanziamenti. Se si ha un centro di eccellenza è più facile ottenerli».
Si tratta di aspettare venti mesi, perché l’orientamento (come riferiamo nell’articolo a sinistra) è di istituire due Dea (Dipartimento di emergenza urgenza e accettazione), cioè due ospedali di secondo livello: Chieti-Pescara e L’Aquila-Teramo. «C’è voluto molto lavoro e un lavoro complesso. Bisogna ringraziare la buona volontà dei colleghi medici ospedalieri e dell’Università», ha sottolineato Masciocchi, «perché non è stato facile mettere d’accordo tante menti».
«Oserei dire che è una sorta di Magna Charta, che evita invasioni di campo. Anche la Regione deve nutrirsi di questo accordo», ha detto il presidente D’Alfonso, «abbiamo stabilito una regola di fondo che si traduce in investimenti, programmazione, dotazioni. Ci sono voluti 21 anni per arrivare alla conclusione. E devo ringraziare in particolare Lucia Pandolfi. È stata una trattativa come quella tra Israele e Palestina...». Un paragone che la dice lunga sugli ostacoli posti dall’una e dall’altra parte (ospedali e Università).
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