Investì l’ex sindaco Chiesto il giudizio per l’automobilista

PESCARA. A distanza di quasi due anni dalla morte dell'ex sindaco di Pescara, Carlo Pace, investito da un'auto il 27 marzo 2017 mentre attraversava la strada in via Silvio Pellico, il 18 dicembre...
PESCARA. A distanza di quasi due anni dalla morte dell'ex sindaco di Pescara, Carlo Pace, investito da un'auto il 27 marzo 2017 mentre attraversava la strada in via Silvio Pellico, il 18 dicembre prossimo la vicenda approderà davanti al giudice per le udienze preliminari Elio Bongrazio. Il pubblico ministero Anna Benigni ha, infatti, presentato richiesta di rinvio a giudizio per l'automobilista, un 66enne pescarese che quel pomeriggio di inizio primavera investì l'ex primo cittadino.
L'uomo deve rispondere di omicidio stradale. Pace, 81 anni, stava attraversando quando improvvisamente venne travolto dalla Peugeot 106 guidata dal 66enne. Immediatamente soccorso dallo stesso conducente della vettura, era stato poi trasportato al pronto soccorso e ricoverato nel reparto di Ortopedia dell'ospedale con 40 giorni di prognosi. In serata le sue condizioni erano peggiorate ed era stato trasferito in Rianimazione. Qualche ora dopo, alle 6.30, il decesso. La notizia della morte di Pace, alla guida del Comune dal 1993 al 2004, ma anche ingegnere ed ex docente universitario alla D’Annunzio, si era diffusa subito, lasciando tutti increduli e commossi.
L'ex primo cittadino era considerato da tutti un galantuomo ed era molto stimato. E infatti l'intera città si era stretta intorno alla sua famiglia, sconvolta dall'improvvisa perdita. La moglie Rossana e i due figli Bruno e Laura, assistiti dall'avvocato Giovanni Mangia, sono parte offesa nel procedimento. Secondo l'accusa, l'automobilista ha investito Pace «così cagionandone la morte per colpa consistita in imprudenza, imperizia, negligenza e per violazione delle norme che disciplinano la circolazione stradale». In particolare, «per avere omesso di ridurre la velocità di marcia del veicolo» nonostante Pace «avesse iniziato ad attraversare con direzione mare-monti la carreggiata stradale» e «per avere effettuato con il proprio cellulare una telefonata (della durata di 30 secondi) mentre era alla guida del veicolo, così omettendo di prestare la dovuta attenzione alla circolazione stradale». La parola ora passa al giudice.
Marianna Ventura
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