Invia alla polizia la foto del suo stalker

21 Dicembre 2016

La donna chiede aiuto dopo l’ennesima molestia: «È alla stazione, sta per partire». Gli agenti lo arrestano poco dopo

PESCARA. Il suo ex l’ha perseguitata in tutti i modi, con messaggi, telefonate, appostamenti sotto casa e davanti al posto di lavoro. La donna, terrorizzata, ha reagito e si è rivolta alla polizia per denunciarlo, raccontando tutto e chiedendo aiuto. Poi, nelle ultime ore, ha anche consentito l’arresto in flagranza dell’uomo, un trentenne pugliese: mentre lui la infastidiva telefonicamente lei ha contattato gli investigatori che si stavano occupando del suo caso, ha spiegato di aver sentito in sottofondo l’annuncio di un treno in partenza e, quindi, li ha dirottati in stazione. Poi ha inviato loro la fotografia del suo ex, usando Whatsapp, e ha consentito a un equipaggio della squadra mobile di rintracciarlo nell’atrio della stazione e di bloccarlo.

L’ennesima storia di stalking in città ha tantissimi tratti in comune con molte altre. I due si frequentano per un po’, tra novembre 2015 e settembre 2016, poi lei decide di lasciarlo, ma lui non accetta la decisione e tormenta la ex. Lei non ne può davvero più perché l’uomo si è comportato in maniera strana già durante il rapporto, rivolgendosi a lei «con parolacce e mortificazioni» e in due occasioni l’ha perfino picchiata. Ecco perché la donna, di qualche anno più grande di lui, decide di lasciare alcuni effetti personali a casa del pugliese, per troncare di netto il rapporto.

Dopo l’interruzione della relazione lui comincia a tormentarla a qualsiasi ora, soprattutto di notte, con telefonate e messaggi, «facendo finta di non capire che il rapporto è finito». Usa numeri di telefono diversi ed è ossessivo, chiama e scrive a ripetizione. L’aspetta sotto casa, le «urla contro», va perfino in ufficio per parlarle e solo l’intervento di altre persone le consente di allontanarlo. La donna, in preda a un «grave disagio psicologico», all’inizio di dicembre si rivolge alla squadra mobile, diretta da Pierfrancesco Muriana, raccontando che lui è arrivato al punto di sostare sul suo pianerottolo, «tenendo la testa appoggiata sulla porta di ingresso».

Dopo la denuncia continua tutto come prima. Il pugliese chiama e scrive, facendosi prestare il telefono da persone fermate per strada o usando le cabine telefoniche. Non molla la presa neppure fisicamente perché continua a farsi vedere davanti all'ufficio della donna e, quando riesce a bloccarla, la rimprovera perché lei non risponde al telefono. In un’occasione lei si rifugia in ufficio, contatta la polizia segnalando quella presenza inquietante ma all’arrivo della pattuglia lui non c’è più. Il trentenne non si arrende neppure allora perché, dopo la fuga, le manda 10 messaggi in poche ore.

Lo stato di ansia è tale che la vittima di questa persecuzione si rivolge al 113 per uscire di casa e chiede di perlustrare la zona vicina alla sua abitazione, visto che l’uomo potrebbe essere nei paraggi.

Man mano che passano i giorni la donna viene presa dalla «agitazione» e dalla «paura», sapendo quali possono essere le «conseguenze di una delusione d’amore», perché le cronache raccontano di episodi terribili di violenza e di femminicidi. In ufficio, invece, si sente «in forte imbarazzo» con i colleghi per gli agguati dell’ex. A un certo punto chiede anche aiuto al padre, che prova a fermare l’uomo con le buone maniere, ma non ottiene alcun effetto.

Nelle ultime ore l’epilogo, con l’arresto dello stalker. La donna viene a sapere da un vicino di casa, a cui ha mostrato la foto dello stalker, che il pugliese è di nuovo in città. Lei si rivolge subito alla polizia che cerca il pugliese: lui si allontana, ma solo per qualche minuto, poi torna, le manda dei messaggi e suona ripetutamente al citofono perché pensa che lei sia «con un nuovo fidanzato». La donna decide di rispondere ad una delle sue telefonate, riesce a farsi dire che sta per prendere un treno e sente in sottofondo l’annuncio di un treno in partenza. Invia una foto del suo persecutore agli uomini della Mobile e loro raggiungono la stazione, intercettano il trentenne e lo fermano. Uscendo dalla stazione lui vede una pattuglia della polizia e chiede aiuto. Non ha la minima idea dell’angoscia che ha provocato alla poveretta. Si sente vittima.

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