«Io, beffato dalla banca di cui mi fidavo»

8 Aprile 2016

Imprenditore denuncia Carichieti: ho firmato a mia insaputa per obbligazioni ad alto rischio e ho perso 40mila euro

PESCARA. «Avevo fiducia, accettavo a occhi chiusi i consigli del personale della Carichieti. E invece oggi mi sento come se fossi stato derubato dalla banca di 40mila euro, una parte dei miei risparmi, perché ho creduto di comprare un prodotto finanziario e invece me n'è stato venduto un altro, le famose obbligazioni subordinate che hanno mandato in fumo i soldi di molti italiani. E ho presentato una denuncia-querela per truffa». È un imprenditore pescarese di origine campana, Felice Gifuni, 55 anni, a raccontare le sue vicissitudini con un’agenzia di Pescara della Cassa di Risparmio della Provincia di Chieti con cui ha intrattenuto un «lungo rapporto bancario», fino a qualche tempo fa, quando ha scoperto che una parte del suo investimento si era volatilizzato, azzerato.

La storia di cui è stato protagonista (lui ha agito per conto del figlio) è cominciata il 4 gennaio 2010 quando Gifuni, che si definisce un «investitore non abituale», ha ricevuto dal personale della banca la proposta di «investire parte dei risparmi, depositati sul conto corrente, in prodotti finanziari emessi dalla Carichieti». In quella occasione l'imprenditore non avrebbe ricevuto, in base alla sua ricostruzione dei fatti, «le necessarie ed adeguate informazioni circa i fattori di rischio dell’operazione», come scrive nella querela presentata alla Procura di Pescara.

Gifuni ha accolto la proposta e acquistato 200 obbligazioni (del valore di mille euro ciascuna) Carichieti Step Up 2010-2014, come risulta dal contratto allegato alla querela, e ha autorizzato l'addebito sul conto corrente per un importo di 200mila euro. Negli anni successivi la Cassa di Risparmio ha rimborsato, a rate, 160 di quelle obbligazioni, per 160mila euro, con gli interessi maturati, ma a novembre 2015 sono sorti i problemi, per Gifuni, in relazione ai restanti 40mila euro.

«A seguito delle note vicende che hanno interessato la Cassa di Risparmio e al decreto "Salva banche", il valore delle 40 obbligazioni ancora da rimborsare è stato completamente azzerato e il relativo importo di 40mila euro è stato addebitato sul conto corrente».

A quel punto Gifuni ha chiesto spiegazioni e scoperto «con incredulità e stupore», che il suo capitale «non era stato investito in obbligazioni Carichieti Step Up 2010-2014, contrariamente a quanto risultava dal contratto sottoscritto il 4 gennaio, ma in obbligazioni subordinate, un prodotto finanziario con elevato profilo di rischio». In quella occasione ha anche saputo che «il capitale residuo non sarebbe mai stato restituito».

Eppure, questa la contestazione mossa da Gifuni prima verbalmente e poi attraverso la querela, «le obbligazioni acquistate nel 2010 non erano le cosiddette subordinate ma erano del tipo Step Up 2010-2014», come dimostra l’ordine di acquisto che Gifuni ha sempre conservato a casa. Tra i documenti in possesso della banca, che il cliente ha ottenuto dalla Carichieti, «non v'è traccia», però, di questo contratto mentre risultano a nome di Gifuni un regolamento relativo alle obbligazioni subordinate Step Up 2010-2016, un foglio informativo su questo prodotto e l'ordine di sottoscrizione delle subordinate che l'imprenditore ha comunque sottoscritto, come ammette, ma dice di averlo fatto «senza rendersi conto che si trattasse di un prodotto diverso dalle ordinarie che mi erano state proposte». Il suo, insomma, è stato un «investimento inconsapevole». Guardando la vicenda con il senno di poi, l’imprenditore ritiene che il personale della banca gli abbia fatto «sottoscrivere un contratto di acquisto relativo a un determinato oggetto finanziario» mentre poi, in realtà, a sua «insaputa», gli è «stato fatto acquistare tutt’altro prodotto», indicato come «più rischioso» nella denuncia. E lui ha firmato solo perché si fidava.

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