«Io, imprenditrice siciliana Così ho battuto la mafia»

18 Novembre 2023

Valentina Grosso ospite dell’iniziativa voluta dall’istituto alberghiero De Cecco: «Ho aperto una palestra e ho dovuto fronteggiare gli assassini di Dalla Chiesa»

PESCARA. «La ricchezza della mafia nasce sfruttando la debolezza dei giovani, che hanno il dovere di conoscere, di sapere, di essere consapevoli dei propri diritti costituzionali: il lavoro, l’istruzione, la libertà. Ed è fondamentale fare rete contro la mafia, perché da soli non possiamo fare nulla e spesso sono le lungaggini della burocrazia a causare le morti. Da piccola imprenditrice, che aveva solo un sogno, aprire una palestra, mi sono trovata a fronteggiare il clan Madonia, gli assassini del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, del primo imprenditore che ha rifiutato il pizzo Libero Grassi, e che ha messo la bomba contro Borsellino. Ho dovuto stravolgere la vita mia e dei miei tre figli, vivere sotto scorta, nell’anonimato, oggi siamo tornati a Palermo per continuare la nostra battaglia nella nostra terra». Lo ha detto Valeria Grasso, l’imprenditrice palermitana nel corso della giornata della legalità promossa nell’Officina del gusto dell’istituto alberghiero Ipssar De Cecco di Pescara, con l’iniziativa “Donne contro la mafia”.
A coordinare la giornata la dirigente dell’Ipssar De Cecco Alessandra Di Pietro, alla presenza, tra gli altri, del presidente del consiglio regionale Lorenzo Sospiri, del presidente del tribunale ecclesiastico regionale Don Antonio De Grandis, del colonnello dei carabinieri Renato Giuseppe Saitta con il luogotenente Di Lancia, e poi la referente dell’ufficio scolastico provinciale Daniela Puglisi, la vicepresidente dell’Annpe Gabriella Lentilucci, dell’avvocato Alberto Massignani, dell’ex prefetto Vincenzo D’Antuono, del presidente dell’Ancri Anna Maria Di Rita. Presenti le classi del triennio con le docenti Rosa De Fabritiis e Cinzia Luciani.
Valeria Grasso è un’imprenditrice palermitana che ha fatto arrestare 25 esponenti del clan Madonia, lavorava nel quartiere San Lorenzo e ha rifiutato il pizzo, entrando in un sistema di protezione con i suoi tre figli, vivendo blindata, tra Palermo e Roma, portando avanti il proprio impegno attraverso due associazioni Legalità è Libertà e Contra. « Sono stata un’imprenditrice, oggi sono una mamma e una nonna che continua a lottare con i propri figli», ha aggiunto, «avevo un sogno, aprire una palestra a Palermo, in anni in cui non si parlava della mafia come accade oggi. Ho preso in affitto un bel locale nel quartiere San Lorenzo e ho fatto un’unica ingenuità: non ho approfondito chi fossero i proprietari. Ho conosciuto Mariangela Di Trapani, la sorella Patrizia, la mamma e ho vissuto un bel periodo, fino a quando un giorno un custode giudiziario non è venuto a dirmi che il locale era stato confiscato e da quel momento avrei dovuto pagare l’affitto allo Stato. Ma nello stesso giorno è venuto anche un uomo per conto di Mariangela per dirmi che avrei comunque dovuto continuare a pagare l’affitto a ‘loro’. Quel giorno ho scoperto che il locale era stato confiscato perché di proprietà del boss arrestato Nino Madonia, che aveva ucciso materialmente il generale Dalla Chiesa, Libero Grassi e che aveva partecipato al summit mafioso per mettere la bomba nell’auto di Borsellino». «Ho denunciato in caserma», prosegue, «ed è cominciata la mia lunga vicenda: microfonata ho aiutato le forze dell’ordine a raccogliere prove contro i Madonia attraverso gli incontri con il clan, quindi gli arresti, il processo, la mia testimonianza». «Noi non sfidiamo la mafia», conclude Grasso, « ma siamo contro chi tenta di rubarci la libertà, siamo contro chi spaccia droga per uccidere».