«Io, madre di due figli non ho più casa e lavoro»

5 Settembre 2017

Entro novembre, Cristina Trabucco dovrà lasciare l’alloggio dove ha vissuto per 12 anni: «Nessuno mi aiuta. Solo gli stranieri hanno diritto a vitto e alloggio»

MONTESILVANO. «I giorni passano, lo sfratto si avvicina e io sono sempre più disperata, ma nessuno mi aiuta». Con queste parole, cariche di angoscia, Cristina Trabucco torna a far sentire la propria voce affinché qualcuno raccolga il suo grido d’aiuto e possa donare un po’ di serenità a lei e alla sua famiglia. Montesilvanese, 45 anni, disoccupata e madre sola di due ragazzi di 21 e 14 anni, Cristina insieme con i suoi figli e due cagnolini, dovrà lasciare a novembre la casa dove vive da dodici anni.
All’origine dello sfratto, per lei che ha sempre pagato regolarmente 570 euro di affitto, un licenziamento arrivato all’improvviso a turbare la vita di una famiglia monoreddito. «I nostri problemi sono cominciati nel 2015, quando l’azienda di scommesse per la quale lavoravo da tanti anni come terminalista ha chiuso i battenti», racconta. «Per due anni, ho percepito un assegno di disoccupazione di 870 euro e anche se abbiamo dovuto fare molte rinunce, ce la siamo cavata. Ma adesso che anche quell’aiuto non c’è più non posso più pagare l’affitto e immediatamente è arrivato lo sfratto». In questi anni, Cristina ha cercato in ogni modo di trovare un lavoro per mantenere la famiglia, ma senza successo.
«Ho lavorato solo tre mesi in uno stabilimento balneare», dice, «poi non sono riuscita a trovare nient’altro. Alla mia età, non è facile trovare lavoro». Una situazione molto difficile, dunque, quella della madre montesilvanese che in passato ha adottato anche un cagnolino disabile che necessita di cure costose, alle quali è riuscita finora a far fronte grazie a collette promosse sul web. «Il problema è che chi dovrebbe occuparsi delle persone in difficoltà non alza un dito», attacca Cristina. «Mi riferisco al Comune, alla Caritas, alla Croce Rossa. Mi sono rivolta davvero a tutti, ho parlato con sindaco e assessori, con assistenti sociali, parroci e volontari. Ma, tranne qualche pacco saltuario o l’ipotesi del pagamento di una bolletta, nulla si muove. Il sindaco mi ha proposto qualche giorno in hotel dopo lo sfratto. Niente di più. Eppure, ci sono case popolari murate che non vengono assegnate e, come se non bastasse, agli immigrati si destinano soldi e progetti. Si assume anche nuovo personale per loro». Quello con gli immigrati è un confronto che sempre più di frequente si sente ripetere da parte delle tante persone in difficoltà. Persone che, come Cristina, fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. Prima di lei, solo due mesi fa, a lamentare la stessa disparità di trattamento era stata Iolanda Fasano, una donna di 66 anni, disoccupata e malata. Anche lei alle prese con uno sfratto e una rabbia che monta nei confronti degli stranieri, un’assurda guerra fra poveri che in un periodo di crisi economica travolge le coscienze e rischia di alimentare gravi tensioni sociali. Tensioni, che per la verità, a Montesilvano, sono già in atto da tempo.
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