«Io, violentata in casa e adesso dal sistema»

10 Febbraio 2017

Maria, 37 anni: senza la psicoterapia mi sembra di affogare e non posso pagare 70 euro a seduta

PESCARA. «Da bambina sono stata violentata da un familiare e ora vengo violentata da un sistema che non mi garantisce la continuità delle cure di cui ho bisogno». Maria (nome di fantasia), 37 anni, residente in provincia di Pescara, combatte con il suo passato di violenze sessuali e psicologiche iniziate da quando aveva sei anni. Maria, moglie, madre di due bambini, un lavoro, la vita quotidiana da organizzare, è una delle pazienti che da tre anni segue un percorso terapeutico con i medici del Centro di salute mentale (Csm) del distretto sanitario Pescara nord.

Ma da un paio di mesi è stata costretta a interrompere le sedute a causa dei ritardi nella programmazione delle visite, conseguenza della riorganizzazione delle prenotazioni al Cup decisa dai vertici del Csm, che notevoli disagi sta creando anche ad altri utenti che si sono rivolti alla magistratura per far valere le loro ragioni.

Maria, come si vive senza le psicoterapie?

Malissimo. Io mi sento come se stessi nuotando in un mare in tempesta senza salvagente, con la paura continua di affogare. A volte ho gli attacchi di panico e mi sento soffocare. E non so a chi o che cosa aggrapparmi per riemergere. Quella luce in fondo al tunnel che si stava riaccendendo, ora si sta di nuovo spegnendo.

La terapia medica è il suo salvagente? Pensa che la psicoterapia sia diventata una dipendenza?

Assolutamente no, tra l'altro io non assumo nemmeno farmaci. La mia cura è il sollievo che mi dà parlare con il mio terapista di fiducia attraverso il quale ho migliorato il rapporto col mondo. Prima della terapia mi guardavo sempre le spalle, mi riempivo di sensi di colpa che ho ancora e tanto, ma su cui sto lavorando. Il medico mi dà gli strumenti per combattere, che io poi rielaboro nella mia solitudine e attraverso questi, riesco a riordinare il mio passato ed elaborare il dolore e le frustrazioni. La psicoterapia mi ha insegnato ad amarmi e a insegnarmi che io sono una persona che vale, al contrario di ciò che ho sempre pensato e cioè che non valevo niente.

Che cosa è accaduto nel lontano passato?

Sono vittima di abusi sessuali da parte di un familiare, iniziati che ero una bambina di sei anni. All'inizio erano solo palpatine, poi il limite è stato superato, ma le violenze sono continuate per un paio d'anni. Poi il mostro si è fermato, ma dentro è rimasto il vuoto.

Che cosa pensa una bimba di quell'età quando subisce abusi?

Io non pensavo, ero rigida, spaventata e avvertivo tanto dolore. Non capivo esattamente che cosa stesse accadendo, non mi rendevo conto, non sapevo che fare o come reagire. Ciò ha acuito i miei sensi di colpa negli anni, oltre all'autostima che è andata sottozero troppe volte.

Pensa che la sua infanzia e la sua adolescenza siano state compromesse?

Io ho avuto un’infanzia in cui avvertivo il bisogno di essere amata dai miei genitori, ai quali peraltro voglio tanto bene, ma li sentivo distanti perché avevano sempre tanto da fare. Loro mi riempivano di regali, ma io avevo bisogno di baci, abbracci e coccole, che oggi non faccio mai mancare ai miei figli che amo da morire. L'adolescenza l'ho trascorsa a fare sedute dagli psicologi per calmare le mie ansie, le mie paure: di perdere il lavoro, la mia famiglia, di morire, la mia bulimia, la mia anoressia e a uscire dalla sofferenza di un tentato suidicio. E poi ho vissuto la seconda, grande, delusione della mia vita.

Quale?

Ho conosciuto un ragazzo più grande di me che mi diceva: sei bella e ti amo. Ma non era vero. Ci sono cascata perché lui pronunciava le parole che io avevo bisogno di sentire per sentirmi amata. In realtà cercava altro, l'ho lasciato. Ma il rapporto con l'altro sesso è diventato problematico, avevo perso la fiducia negli uomini.

Poi ha incontrato suo marito?

Sì, ha un vissuto sofferente come il mio, ha colmato tanti miei vuoti, ci siamo subito intesi e capiti. A volte le nostre rabbie interiori si scontrano, abbiamo tanti mostri da combattere e tanta rabbia da sconfiggere, ma poi l'uno riesce a dare forza all'altro e si va avanti perché vogliamo che la famiglia resti unita.

Ha mai raccontato in famiglia gli abusi subiti?

Mio marito ne è al corrente, ma il resto della famiglia no. Con la terapia stavo trovando il coraggio per farlo, ma ci sto pensando perché so che, dopo, tanti equilibri faticosamente raggiunti, si frantumeranno. Devo ancora trovare la forza dentro di me. E la terapia mi stava aiutando. Io non posso permettermi di pagare settanta euro per ogni seduta, qualcuno deve mettersi una mano sulla coscienza e darci la possibilità della continuità delle cure. Invece, oggi, mi sento violentata da un sistema che non me lo permette».

Pensa che un giorno finirà le terapie?

Io voglio guarire e ci riuscirò. (c.c.)

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