Irresistibile “red carpet” La Mostra scaccia i pensieri
L’abito grigio del presidente Baratta e gli inviti alla sobrietà non fanno effetto Sulla passerella sfilano abiti e bellezze. Skolimowski: «Pensiamo ad Amatrice»
VENEZIA. E alla fine nulla ha potuto più del red carpet: né l’invito alla sobrietà, né i blocchi di cemento, o i cani antiesplosivo; né la soppressione del gala, la rinuncia del Capo dello Stato e men che meno lo stesso presidente della Biennale, Paolo Baratta, che ieri sera, all’inaugurazione della 73ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, ha accolto in abito grigio i mille ospiti arrivati perlopiù in smoking e in vestito lungo, chi con lo strascico, chi con il boa di struzzo e chi, banalmente, seminuda.
Sulle note scaccia pensieri di “La La Land”, film d’apertura del festival, come se un’irresistibile voglia di leggerezza fosse passata sul tappeto rosso insieme all’ultimo colpo di aspirapolvere, il Lido perpetua i suoi riti e si riconosce. L’ordalia dei fan cotti dal sole davanti alla passerella con i loro bastoncini per i selfie e le scalette racconta che tutto è come sempre, magari anche più di sempre, e che - arrivato anche il ministro Franceschini - s’incomincia.
Si ricompongono in passerella le giurie al completo capitanate da Sam Mendes, Robert Guédiguian e Kim Rossi Stuart, tra i quali spicca una raggiante Chiara Mastroianni. Incedono bellezze da reato quali Bianca Balti in trench da Crudelia e cascata di brillanti di Chopard al collo, o la modella ungherese Barbara Palvin in un abito da sirena. Spunta il regista per stomaci forti Kim Ki-duk in babbucce di tela e giacca che non era passata per la tintoria; lo seguono coloro che sono pezzi di festival, come Tiziana Rocca, Marina Ripa di Meana con un cigno sul girovita e Marina Cicogna che osa il colore dominante e pericoloso del primo red carpet: il giallo fastidio.
Per ultima (quasi ultima) Emma Stone, protagonista di “La La Land”(infilata in un dimenticabile abito azzurro di perline ) insieme al regista Damien Chazelle. Alla fine della fine, arrivati fuori tempo massimo, restano senza red carpet la direttrice di Vogue Franca Sozzani e Carlo Rossella perdendo così l’eco entusiastica per il velo di tulle che denuda le forme incontenibili di Francesca Cipriani del Grande Fratello.
Leggera come una piuma, in un Armani scintillante, la madrina Sonia Bergamasco dimostra subito che Baratta e Barbera avevano visto giusto. A braccio, durante la cerimonia in Sala Grande, ricorda il presente e il passato e chiede «gesti concreti, anche da parte della comunità del cinema» per le popolazioni colpite dal terremoto. Chiama sul palco Jeremy Irons, che consegna il Leone alla carriera a Jerzy Skolimowski, presenta le giurie al completo e i film che verranno. E il regista dirà tutta la sua emozione, dirà «grazie» ma inviterà a non gioire, perché Amatrice non può essere dimenticata. Tocca a Baratta, invece, la gioia di poter annunciare la nuova Sala Giardino e la presenza «di artisti che ci danno una grande ricchezza morale».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

