Isabella, creatrice d’alta moda che ha stregato anche gli arabi

27 Aprile 2019

PESCARA . Non c’è dubbio: se non avesse creato una maison di alta moda, Isabella Caposano avrebbe disegnato costumi per la scena. Teatro, cinema, l’arte del sogno.Tanta la forza visionaria delle sue...

PESCARA . Non c’è dubbio: se non avesse creato una maison di alta moda, Isabella Caposano avrebbe disegnato costumi per la scena. Teatro, cinema, l’arte del sogno.
Tanta la forza visionaria delle sue creazioni, la capacità di riavvolgere il nastro e trasportare chi le è accanto in uno spazio di fiaba senza tempo, pura bellezza, emozione, romance. E’ ciò che raccontano le sue creazioni da sposa, da cocktail, da sera.
Abiti gioiello sofisticati, lussuosi, pezzi unici ricavati addosso come una seconda pelle, come quelle opere d’arte da cui spesso lei trae ispirazione.
Sognare e osare è il motto di Isabella, nata a Pescara, fervide radici campane. L’imprenditrice si racconta nel suo nuovo ovattato atelier pescarese dominato dal bianco e da spettacolosi modelli unici.
Con l’imprescindibile supporto di un noto couturier e in stretta collaborazione con una piccola squadra di maestre sarte e ricamatrici, Isabella, attraverso un lavoro certosino, in poco tempo ha dato vita all’omonimo brand che racconta al mondo stile e qualità al cento per cento Made in Italy.
Un marchio inimitabile, quello di Isabella, che vanta un corner anche nella mondana Montecarlo.
Un angolo ricercato da una clientela facoltosa proveniente da numerosi Paesi, tra cui gli Emirati Arabi, dove impazza la modest fashion (la moda che rispetta i canoni coranici) e dove gli outifif della Caposano sono particolarmente apprezzati.
Il segreto di tanto successo?
«Inseguire l’emozione, quella favola che è mia, ma che appartiene a ogni donna», sussurra.
Isabella, come è avvenuto il suo ingresso nel mondo dell’alta moda?
«Ho inseguito un sogno e a cinquant’anni l’ho afferrato. E realizzato. Sono sempre stata una sognatrice, un po’ Cenerentola. Se solo ci ripenso, da ragazza indossavo spesso gli abiti della mia sorella maggiore, un vestito nuovo tutto per me era un lusso che ricevevo nelle ricorrenze. Da adulta per anni ho lavorato come impiegata, poi un giorno il fatidico incontro con mio marito, un famoso imprenditore di origini milanesi. Così la mia vita è cambiata e durante i numerosi viaggi ho conosciuto persone che operavano nella moda, sono stata catapultata in showroom, boutique e fashion week».
Come nasce la sua ispirazione?
«Sono sempre alla ricerca del tempo perduto, del bello e ben fatto. Oggi tutto va così veloce che non fai a tempo a prevedere un trend.
Allora riavvolgo il nastro, ascolto la musica degli anni Settanta e Ottanta, guardo film degli anni passati, immagino di dare alle mie creazioni un allure chic con un tocco rétro che sfumi nella modernità. Penso anche alle donne ritratte da Giovanni Boldini con scollature sensuali e mai volgari, guardo al primo Valentino, a Chanel: la moda passa, lo stile resta. Tutto deve poggiare sulla personalità di chi indosserà quell’abito, dunque è indispensabile la cura del dettaglio».
Quali sono state le richieste più originali?
«Una volta l’intero atelier si è dedicato per cinque giorni esclusivamente alla realizzazione dell’abito da sposa di una cliente proveniente dal Marocco. Quell’abito è stato consegnato a domicilio personalmente da me, invitata alla cerimonia nuziale insieme alla mia assistente».
Come vi regolate se la sposa è ricoperta di tatuaggi?
«Non disperiamo, creeremo per lei un abito meno romantico magari più grintoso, comunque realizzeremo anche il suo sogno».
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