Isola pedonale in corso Vittorio Coro di no: è un ritorno al passato

Le associazioni dei commercianti bocciano l’idea di chiudere un tratto dalle 18 nel fine settimana Padovano: «Dopo tante battaglie, perché se ne parla di nuovo?». Salce: «Iniziativa improvvisata»
PESCARA. Riceve molti “no” l’idea del Comune di ripristinare l’isola pedonale in corso Vittorio Emanuele, da via Genova a corso Umberto, dalle 18 a mezzanotte, dal giovedì al sabato o dal venerdì alla domenica. Le associazioni di categoria bocciano questa ipotesi, che per il momento non è niente di più perché l’assessore al Commercio Alfredo Cremonese, che ha ricevuto la proposta da alcuni commercianti, intende parlarne prima con la maggioranza e poi con le associazioni di categoria. Proprio le associazioni di categoria si schierano contro un ritorno al passato, ricordando gli scontri del passato sul destino di corso Vittorio.
«Vogliamo essere ascoltati», dice Riccardo Padovano dalla Confcommercio. «La questione è stata affrontata nel 2015, abbiamo fatto delle battaglie per riaprire questa strada al traffico. Perché ora si torna a discuterne? Se l’intento è quello di parlarne con gli operatori a un tavolo, io mi ci siedo, ma serve un piano di viabilità, allora. Alle auto bisogna consentire di muoversi e di trovare parcheggio».
Si schiera con il fronte del “no” anche Carmine Salce, della Cna. «Così come è stata prospettata, siamo contrari perché per il commercio sarebbe un elemento di sofferenza in più. Se ne può parlare, se si fa una programmazione di più ampio raggio. E una chiusura di tre giorni sembra una misura un po’ troppo improvvisata», dice sempre Salce. Reazione simile da parte dell’Ascom, con Olivia Chiarolla. «Se lo hanno chiesto alcuni operatori, evidentemente per loro è utile, tanto più che negli anni hanno subito una serie di modifiche alla viabilità. Ma certe decisioni strategiche non si possono prendere in questo modo. La mia risposta a questa idea è negativa, se è messa così. Poi bisogna vedere cosa ci spiegheranno. Non si può pensare di accontentare tutti. Anzi, qui serve una visione di città, del centro città. E poi non esistono solo la ristorazione e i balneatori: il commercio è il difficoltà e non c’è un piano per il settore».
Confesercenti, con Marina Dolci, ricorda che «corso Vittorio è stata già chiusa al traffico, e non è andata bene. Insomma è una iniziativa negativa e se vanno aiutati i locali del food, si deve chiudere il traffico dalle 20.30. Ma questa non è una strada da riempire con i tavolini». Altra critica: «Non si può andare avanti per step, noi vogliamo sapere cosa vogliono fare della città per cui va convocata una riunione con tutti gli assessori interessati. E il caso di corso Vittorio va affrontato con tutte le associazioni di categoria. Il momento è di forte crisi, per il commercio, e abbiamo già il problema dei parcheggi a pagamento», conclude. Fabrizio Vianale, di Confartigianato lancia la sua proposta. «È importante che i locali del food possano lavorare senza le auto, ma il commercio non va ostacolato. Il compromesso può essere la chiusura del traffico alle 20, venerdì e sabato. Così potrebbero aprire anche altri locali, si potrebbero organizzare degli appuntamenti, rendendo la zona più sicura, e così i commercianti potrebbero decidere di lavorare la sera. Ma la strada va riqualificata, ora è distrutta». Corso Vittorio «è sempre più deserto», fa notare Dino Lucente da Casartigiani. «Va bene chiudere la strada ma bisogna programmare eventi di un certo valore, non i soliti mercatini. Penso, ad esempio, a manifestazioni sportive per i bimbi o di artigianato artistico, che attirerebbero anche imprese di fuori regione».

