Ispettori del lavoro nelle aziende: stop a chi sgarra sulla sicurezza

1 Maggio 2020

Orazio Parisi, per anni alla guida della sede di Pescara e ora alla Direzione centrale, spiega le norme  in tempo di Covid. Le irregolarità saranno segnalate al prefetto, si rischia la sospensione dell’attività

PESCARA. Il 1° maggio è da sempre una data che per il mondo lavorativo ha un significato profondo, ancor più forte in questo momento storico. La ripresa di una parte delle attività produttive del Paese coincide anche con un ripensamento del ruolo del "Pubblico" tra cui anche quello di chi è chiamato a "verificare" il mondo del lavoro.
I NUOVI CONTROLLI Questa emergenza coronavirus, la lunga sospensione della quasi totalità dei servizi, la chiusura delle fabbriche, degli esercizi commerciali e via discorrendo, alla luce di un cammino che si prospetta purtroppo piuttosto lungo, ha sollecitato anche una riflessione sul ruolo degli Ispettorati del lavoro sul territorio.
Un cambiamento che si potrebbe definire epocale perché oltre a ridefinire la propria mission, rendendola attuale a un sistema lavoro destinato inevitabilmente a rivedere la sua organizzazione e che è facile immaginare che andrà a incidere anche sull'attività amministrativa dell'Ente stesso deputato al controllo, lo proietta verso un modo diverso di lavorare, anche alla luce del distanziamento sociale che rimarrà a lungo.
Una rivisitazione dei compiti ispettivi molto complessa che verrà guidata, a livello nazionale, da un abruzzese di adozione quale il dottor Orazio Parisi che per anni ha diretto l'ufficio di Pescara, per poi passare alla Direzione Regionale Abruzzo, proseguendo con un altro articolato incarico quale direttore interregionale di Lazio, Toscana, Sardegna, Umbria e Abruzzo, e che dallo scorso lunedì è stato nominato alla guida della Direzione centrale tutela, sicurezza e vigilanza sui luoghi di lavoro dell'Ispettorato nazionale del lavoro.
EMERGENZA SANITARIA «E' un cambiamento indubbiamente complesso», afferma Parisi, «che era già in atto: non a caso la nuova Direzione centrale non fa più solo riferimento alla vigilanza, ma a un concetto più ampio di tutela del lavoro, di cui la vigilanza è parte fondamentale, ma non unica, che deve adeguarsi ai fenomeni di irregolarità che, nel tempo, sono divenuti sempre più complessi e raffinati. La tradizionale configurazione dell'attività ispettiva andrà rivisitata, rielaborando strategie, priorità di programmazione, obiettivi operativi, metodologie d'intervento. Un percorso ora ancora più necessario andando a operare in un tessuto sociale e produttivo fortemente segnato dall'emergenza sanitaria, perché possa essere di supporto e affiancare la parte sana del sistema produttivo ed essere di ausilio alla ripresa, contrastando, se possibile con ancor più decisione, chi si pone fuori dal perimetro della legalità».
I PROTOCOLLI D’INTESA Governo e parti sociali stanno collaborando alla "ripartenza" del Paese e hanno sottoscritto protocolli d'intesa, recepiti dal Dpcm del premier Giuseppe Conte del 26 aprile scorso, dedicati al mondo del lavoro e alle misure necessarie ad assicurare una ripresa in sicurezza per i lavoratori. In questo nuovo scenario il prefetto, almeno in questa parte iniziale di ripresa delle attività, come responsabile dell'ordine e della sicurezza pubblica, vede espandere le sue prerogative ad ampio spettro di interventi a salvaguardia della salute pubblica.
Forze dell'ordine e altre istituzioni, tra cui l'Ispettorato, lavoreranno dunque in stretta sinergia con la Prefettura.
I POTERI DEL PREFETTO Le verifiche ispettive, in questa prima fase, verteranno soprattutto e quasi in maniera esclusiva, sulle modalità di attuazione, da parte dei datori di lavoro, delle procedure organizzative e gestionali prescritte dalle misure di contenimento stabilite dal protocollo Governo-sindacati.
Accertamenti volti a verificare se, e in quale misura, il datore di lavoro abbia adottato le misure di prevenzione previste dal protocollo. Le eventuali irregolarità saranno segnalate al prefetto con l'indicazione delle criticità riscontrate durante la verifica, per adottare le determinazioni previste dal Dpcm, a partire dalla sospensione.
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