Istituto Ivri, un’altra condanna

Il giudice: comportamento antisindacale per gli iscritti UilTucs
SAN GIOVANNI TEATINO. Condannato per la seconda volta per condotta antisindacale l'istituto di vigilanza Ivri di Sambuceto. Il giudice del lavoro di Chieti, Laura Ciarcia, ritiene illegittimo il comportamento dell'azienda nei confronti dei dipendenti iscritti a organizzazioni sindacali. A parlare dei contenuti della sentenza è il segretario generale UilTucs Abruzzo Mario Miccoli. L'Ivri era già stata condannata a febbraio dopo che la UilTucs, a tutela dei lavoratori, ne aveva denunciato la condotta antisindacale.
«L'azione giudiziaria» spiegano i legali della UilTucs, gli avvocati Massimiliano Matteucci e Stefano Di Renzo «era scaturita da una serie di denunce pervenute da iscritti al sindacato, i quali lamentavano di aver subito vessazioni e pressioni dai vertici aziendali locali della società, per indurli a cambiare sigla sindacale, sanzioni disciplinari ingiustificate, spostamenti di mansioni strumentali, dequalificazione dei lavoratori e assegnazione di turni disagiati».
In prima battuta, UilTucs ha promosso un confronto con la direzione dell'istituto di vigilanza e successivamente la convocazione dei tavoli istituzionali con prefettura, direzione territoriale del lavoro e Asl, sollevando anche problematiche relative alle condizioni di lavoro dei dipendenti. «In risposta» afferma Miccoli, «l'Ivri ha avviato una dura azione intimidatoria per indebolire il nostro sindacato che in quel momento deteneva la maggiore rappresentanza in azienda, andando a colpire proprio i lavoratori iscritti che pur di sfuggire ai metodi vessatori hanno rinunciato all'adesione alla UilTucs. Così è arrivato il decreto di condanna di febbraio».
Il 18 ottobre, il giudice Ciarcia ha respinto l'opposizione presentata dall'Ivri, ritenendo fondate le ragioni del sindacato. «In un momento difficile, in cui l'economia chiede nuove sfide al sistema produttivo, anche mediante l'utilizzo di strumenti contrattuali e legislativi al passo dei tempi » chiosa Miccoli «simili comportamenti lesivi della libertà del lavoratore, e del suo diritto di tutelarsi, dimostrano l'immaturità e l'inadeguatezza di alcune aziende nella selezione dei quadri. Queste pratiche sono inaccettabili». (g.d.l.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

