Italia nostra: «Per l’ateneo c’era un progetto»

Il presidente Palladini ricorda la proposta della passata giunta per ampliare la sede in viale Pindaro
PESCARA. «L’amministrazione che ha preceduto l’attuale aveva delineato un quadro generale per viale Pindaro, prima che l’assessore Stefano Civitarese desse le dimissioni. Questa scelta per l’ex Cofa ne contraddice radicalmente le previsioni. Dobbiamo considerare quel quadro di riferimento definitivamente abbandonato?». Se lo chiede il presidente di Italia nostra Pescara Massimo Palladini, ricordando così il progetto lasciato in eredità dalla precedente amministrazione che prevedeva la realizzazione di un grande campus universitario in viale Pindaro, utilizzando le aree delle caserme dei vigili del fuoco e Di Cocco.
«Il rettore conosce gli studi e le ricerche che il suo stesso ateneo ha elaborato nel protocollo di intesa fra università e Comune “Pescara città della cultura e della conoscenza”?», afferma Palladini, «lì vengono definiti sedi e servizi in relazione ad una riorganizzazione di quella parte di città e l’attuale richiesta dell’ateneo per l’ex Cofa contraddice radicalmente tali scelte: quel lavoro deve intendersi superato?».
«Italia nostra», prosegue il presidente, «preoccupata che il lungomare sud della città sia oggetto di un’occupazione intensiva di immobili pubblici e privati, chiede con forza che si torni al metodo della pianificazione partecipata, pronta a fornire il proprio contributo di idee e competenze».
«Il rapporto dell’università con la città di Pescara», ricorda Palladini, «è sempre stato complicato: dalle prime provvisorie sedi reperite per ospitarne le facoltà, alla scelta di viale Pindaro, dove sono state concentrate. Anche in quell’occasione il rettorato ebbe un ruolo attivo, decidendo di acquistare tre edifici in una lottizzazione privata e discussa, per unificarli poi con un proprio progetto. La scelta di allora, pur estranea ad uno studio del contesto, apriva tuttavia una tematica importante per la città: come riorganizzare, intorno a questa polarità, il quadrante sud ovest (tra la pineta, la “città satellite” e viale D’Annunzio) non ancora investito da una razionale urbanizzazione». «Nonostante i Prg che si sono succeduti ed i vari accordi di programma», dice, «non si può rintracciare nella zona un disegno organico, a testimonianza di un preoccupante distacco tra le indicazioni della pianificazione e la pratica delle effettive trasformazioni. Oggi ritorna ancora lo stesso metodo del caso per caso, del cogliere l’opportunità se e quando si presenta. La sede universitaria mostra segni di saturazione per la dimensione raggiunta e si avanza un’iniziativa che potremmo definire una mossa del cavallo con terminologia scacchistica».

