Jo Squillo, le gambe e la sua ricetta della femminilità

16 Novembre 2014

La cantante e conduttrice inaugura la fiera degli sposi: «La gonna esalta la donna e i tacchi rendono star»

MONTESILVANO. «Se tornassi a cantare “Siamo donne”, indosserei gli stessi vestiti del 1991 a Sanremo. Sabrina Salerno? Non la sento spesso». Jo Squillo, ieri pomeriggio, è arrivata a Montesilvano per tagliare il nastro della fiera degli sposi accompagnata dalle telecamere di Tv Moda, la seconda pelle della cantante che nel 1991 andò a Sanremo insieme a Sabrina Salerno con la canzone «Siamo donne». Prima di salire sulla passerella per aprire la nuova edizione di Sposi del nuovo millennio, la manifestazione con 140 espositori al Palacongressi di Montesilvano, Jo Squillo ha raccontato che cos’è rimasto del ritornello di quella canzone “siamo donne, oltre le gambe c’è di più” e perché la moda è diventata il suo nuovo lavoro.

Jo Squillo, perché ha virato verso la moda?

«È stata un’evoluzione. Ho iniziato a cantare negli anni Ottanta con i capelli verdi, indossavo magliette con le scritte che all’epoca non esistevano oppure le scarpe fluorescenti che erano una novità. Questo per dire che già all'epoca avevo l'attitudine a guardare a un concerto, alla musica, come a uno show. Poi, negli anni Novanta mi sono cimentata nei video e quindi la moda è stata un’evoluzione. Ogni sfilata, per me, è ancora un concerto.

Torna a cantare Siamo Donne, che cosa indossa?

«Gli stessi vestiti del 1991. La prima sera indossai un mini abito rosa shocking e la seconda sera una tuta, che tra l’altro adesso è tornata di moda, un po’ trasparente e senza intimo. E’ quello che indosserei anche oggi: dietro c’era una ricerca della femminilità perché attraverso gli abiti io esprimo me stessa. Ad esempio, quando mi tinsi i capelli di verde lo feci perché sono sempre stata vicina alla natura».

Che cosa le piace della moda?

«Si dice che la moda sia il superfluo, eppure è necessaria. In particolare per un italiano, perché è espressione di gusto e di bellezza che fanno parte della carta d’identità dell’Italia. Quando si dice Made in Italy significa bello e ben fatto, come le sarte che cuciono: significa avere l’attenzione a cose che sembrano superflue, ma sono necessarie».

Racconti una sfilata.

«La parte più bella di una sfilata è il backstage: è la parte più eccitante, quella della frenesia della creatività, del perfezionismo, della pazienza delle modelle, delle unghie ripassate 100 volte e dell'isterismo».

Perché le donne vanno pazze per le scarpe?

«Perché non sono messe sul piedistallo che meritano e perché l'accessorio, oggi, distingue. Mi piace pensare che i tacchi uniscano la terra al cielo: piedi per terra e testa sulla luna. Con i tacchi, una donna diventa una star. Io ho più scarpe che abiti».

Nell’armadio, cosa non può mancare?

«Un tubino con delle pietre preziose adatto per ogni occasione».

Una ragazza va al primo appuntamento. Le gambe è meglio scoprirle?

«Dipende dalle gambe e dall’età. A 20 anni sì, invito a scoprire le gambe, a 50 anni no anche se io non rinuncerò mai alla gonna. Per me le gambe sono esempio di femminilità, ecco perché non bisogna cedere alla tentazioni di coprirsi ma sempre nel rispetto, senza essere volgari».

Donne, oltre le gambe c’è di più: bisogna sottolinearlo anche oggi?

«Sempre di più, perché viviamo in tempi _ basti pensare al burqa _ in cui invece di progredire torniamo indietro. Quella canzone è stata un modo leggero per dire che la femminilità va rispettata e non vedo perché oggi bisogna coprirsi».

Gonna: al ginocchio o mini?

«Minigonna».

È ospite della fiera degli sposi. Il vestito da sposa è sempre l’abito a cui una ragazza tiene di più?

«Questo non lo so perché non sono sposata ma penso che bisognerebbe sposarsi due, tre volte».

Che fine ha fatto Sabrina Salerno con cui duettò a Sanremo, la sente ancora?

«Non lo so, so che si è sposata e che lavora. Di tanto in tanto la incontro ai concerti».

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