Junior, il super papà rimasto solo con 4 figli

19 Marzo 2022

PESCARA. Jan Paulo, 9 anni ed Ester, 6, dormono con un vestito della mamma stretto tra le braccia e una foto sotto il cuscino per sentirla sempre vicina. A loro e ad Anna Luisa e Sara Junia 23 e 19...

PESCARA. Jan Paulo, 9 anni ed Ester, 6, dormono con un vestito della mamma stretto tra le braccia e una foto sotto il cuscino per sentirla sempre vicina. A loro e ad Anna Luisa e Sara Junia 23 e 19 anni, papà Ivan non smette mai di parlare di Ana Paula, la moglie scomparsa per una malattia il 6 novembre di due anni fa. Era ricoverata al Gemelli di Roma. Aveva 42 anni e desiderava solo veder crescere i suoi figli. Ma dopo aver tanto lottato, ha perso la sua battaglia e il marito Ivan Alves Junior, 50 anni a luglio, allenatore e giocatore del calcio a 5 (tre scudetti e due Coppe Italia) originario di Belo Horizonte, si è ritrovato solo a crescere i suoi quattro “bambini”. «Dopo la morte di Ana mi chiedevo se ce l’avrei fatta a fare da madre e padre ai nostri figli, piangevo non visto, ma non sono mai scivolato in fondo al tunnel», si sfoga Junior che vive a Montesilvano da 13 anni, «mi ha aiutato la fede in Dio a tirare avanti e la forza che mi danno i ragazzi ogni giorno. A loro, ogni momento, ricordo il carattere amorevole, forte e altruista della mamma. Se dovesse accadermi qualcosa, mi diceva lei, ecco quali sono le medicine per i bimbi se hanno la febbre, mi ha scritto le indicazioni per ogni momento della loro vita, ci ha lasciati con un esempio di organizzazione impressionante. I ragazzi hanno sofferto, e soffrono ancora tanto, Jan Paulo l’ha presa malissimo, dorme, come la sorellina, con il vestito della madre tra le braccia. Anche per Ester, la più piccolina, è stata dura. Mi chiede di vedere la mamma. Dietro consiglio dello psicologo ho sempre detto loro la verità: che la mamma non c’è più. Addolorate sono anche Anna Luisa e Sara Junia: sono tanto forti, mi aiutano, accudiscono i fratellini, lavorano e si occupano anche della casa, sono brave. Sono orgoglioso di loro, siamo uniti». Ivan e Ana Paula erano partiti da Belo Horizonte, nello stato del Minas Gerais, 25 anni fa, per raggiungere Augusta, in Sicilia, lui per giocare a calcio, lei per fare la mamma. Dopo tre anni il trasferimento a Roma, un anno a Cagliari, altri tre a Nepi per poi approdare a Montesilvano nel 2009. Oggi Alves, 49 anni, gioca in serie C col Sulmona, da 4 anni ha un impiego alla Fater dove lavora anche la figlia maggiore. Una famiglia serena, fino a tre anni fa quando Ana Paula scopre la malattia autoimmune. I viaggi a Roma in ospedale, padre e figlie che si davano il cambio. L’aiuto degli amici e degli altri familiari tornati dal Brasile, Ivan e Ylma Alves e la bisnonna Teresa. La morte di Ana, un anno dopo. Ora riposa nel cimitero di Belo. Un dolore infinito per chi rimane. Ivan Alves: «È andata via metà della mia vita, sia fatta la volontà di Dio». Ogni giorno è una conquista: «Mi alzo alle 5, accompagno le ragazze al lavoro, torno a casa, preparo la colazione e il pranzo ai bimbi che sveglio alle 7 e poi li porto a scuola. Facciamo tanti sacrifici, ma è bello ritrovarsi insieme la sera. Io mi sento italiano, devo tutto a questa terra che mi ha dato casa e lavoro. In Brasile torno per le vacanze. Cosa chiedo per me? Solo la salute per crescere i miei figli e vederli felici con le loro famiglie, un giorno. Felici come lo siamo noi oggi, malgrado tutto».