Kliba, la signora dei mari: Pescara mi ha adottata

14 Gennaio 2018

La fuoriclasse e istruttrice di vela si confessa «Il mio sogno è di vivere sopra una barca» 

PESCARA. Sollevata da mamma e papà, poggiava i piedini nudi sul fondo della barchetta a motore e subito si metteva al comando del timone. Aveva 4 anni e a bordo della piccola imbarcazione attraversava in pochi minuti lo specchio d'acqua che separava i luoghi natii dalla minuscola Isola dei Frati francescani (Fratarski Otok) di Veruda, dove le famiglie dell'epoca si trasferivano in tenda per trascorrere le vacanze estive che duravano almeno un mese. Sfoglia l'album dei ricordi Petra Kliba, classe 1976, nata a Pola, pescarese di adozione, fuoriclasse della vela d’altura, pluripremiata atleta e campionessa istriano-croata con oltre 40mila miglia nautiche sulle spalle.
E ferma le immagini più importanti della sua carriera e della sua vita trascorsa solcando i mari di mezzo mondo: dal giro del mondo in barca a vela nel 1996 con partenza da Londra e ritorno, attraversando il Canale di Panama e il Capo di Buona Speranza, alle regate come co-skipper in Atlantico e nel Baltico con equipaggi di sole donne, e ancora dalle 13 Barcolane con piazzamento al quarto posto al suo mestiere di istruttrice del Bmw Match Race Academy e del Bmw Sail Race Academy e al suo approdo a Pescara, città che l’ha accolta con entusiasmo cinque anni fa e nella quale Petra ha scelto di fermarsi insieme al compagno, il pescarese doc Riccardo Di Bartolomeo, imprenditore e appassionato della disciplina sportiva tanto amata dalla Kliba(che diventa Klibe in croato), mamma di Mattia, 4 anni.
Ed è proprio al suo bimbo che Petra, laureata in Lingue (ne parla quattro: italiano, inglese, tedesco, croato e conosce i termini velici in tutte le lingue) vuole dedicare un «diario di bordo del mio giro del mondo» per raccontare le avventure e le gesta di signora dei mari («che soffre di mal di mare», scherza), che collabora attivamente con il Club nautico Pescara 1961 e fondatrice, da un paio d'anni, del team al femminile “Femmes Fatales Sailing” di cui fa parte anche Chiara Ciavolich, imprenditrice della omonima casa vinicola.
Un gruppo di signore della jet society pescarese – Elisabetta Chiarelli, Rosa Pacilli, Maria Dalia Pilato, Paola Franci, Anita Di Virgilio, Patrizia Scurti, Ester Di Soccio, Rita Salvatore, Larissa Yemelyanova, Alessandra Tozzi, Leila Antonioli, Erica Camplone, Luisa Milia, Carla Romano – alle quali Petra ha trasmesso la passione per la vela e le regate. La velista ha fissato il suo quartier generale al circolo velico Ventoforte di via Nicola Fabrizi, civico 202, spazio di ricordi e incontri, stracolmo di coppe, foto che la ritraggono abbracciata al suo amato setter gordon Marea e riconoscimenti di ogni genere.
Petra Kliba ha la cittadinanza italiana e croata essendo nata, il primo novembre di 41 anni fa nei luoghi dove la storia ha lasciato segni indelebili sulla popolazione. Si sente una «cittadina del mondo», proprio come la bisnonna Maria, «che mi raccontava sempre di avere il certificato di nascita, agli inizi del Novecento, austriaco, il certificato di matrimonio italiano e il certificato di morte croato».
Papà Luciano, imprenditore dell’acciaio, e mamma Nada Fabian, slovena e sportiva appassionata di pallavolo, tenteranno di spegnere solo un po’ all'inizio, premurosi come i buoni genitori sanno essere, il fuoco che aveva dentro. Ma poi la lasceranno andare. La sua carriera si intreccia spesso con altri nomi importati della vela, come quelli di Mauro Pelaschier e Roberto Ferrarese, tre Coppe America, «con loro ho lavorato durante gli anni della Bmw e a loro devo il mio sviluppo nella disciplina match race verso i giochi olimpici di Londra 2012» e quello di Lawrie Smith, skipper inglese dell'Olimpico e dell'America's Cup.
La vela, per Petra, è un amore che nasce in famiglia, grazie dunque alla barchetta di papà che lei timonava quando aveva appena imparato a camminare e alle competizioni amorevolmente sfrenate con il fratellino Dario, campione già a 10 anni.
Petra, come nasce una campionessa?
Tutto comincia da bambina, quando i miei si trasferivano per le vacanze estive sull'isolotto di Veruda. Per poterci arrivare dovevamo attraversare una lingua d'acqua, per una ventina di minuti. Durante il tragitto, timonavo e a bordo nacque anche la passione per la pesca subacquea. I primi successi con un timone vero tra le mani, dopo l'iscrizione al circolo velico Jkulanik Pula, arrivarono tra gli 8 e i 15 anni, sulla barchetta Optimist di due metri e mezzo, dove ho fatto tanta gavetta. Poi, ad agosto 1992, la prima regata in Austria con la barca Europa. L'amore per questa disciplina aumenta insieme a un'altra passione, quella per la radio. Divenni speaker radiofonica per radio Pola, per quattro anni ho condotto "Petra time", un programma radiofonico che mi consentiva di essere economicamente indipendente e di aiutare la mia famiglia. Ebbi un tale successo che la gente veniva a portarmi i regali in sede, con il clima militarizzato che avvertivamo in sottofondo, a Pola c'era una base militare. Alle 22 in città si spegnevano le luci dei lampioni in strada, niente feste, niente capodanni coi botti.
Tra gli anni Novanta e il Duemila, un mare di successi e tanti importanti riconoscimenti.
Assolutamente sì, una grande palestra professionale che ancora oggi mi dà grandi soddisfazioni. Campionati, regate (anche in notturna) Rimini-Corfù-Rimini per 800 miglia che mi hanno consentito di diventare timoniere a tutti gli effetti, Barcolane a Trieste, olimpiadi di Savannah e Londra, mondiali a Perth, poi l'infortunio al ginocchio nel 1996 che mi ha fermato, ma solo un po’.
Perché il 1996 è anche l'anno del giro del mondo?
Undici mesi in mare, ininterrottamente, da Londra e ritorno passando per il Capo di Buona Speranza. Avevo venti anni. Ho vissuto con i miei compagni su una barca austriaca di 50 piedi, la City of Wiener Neustadt . E soffro pure il mal di mare. A bordo ci sono i soliti riti del lavoro da rispettare, si segue una alimentazione spartana a base di cibo secco, liofilizzato, facile da preparare e digeribile. Durante il tour mondiale, venni promossa capoguardia. Conobbi un ragazzo tedesco che divenne mio marito e andai a vivere a Brema, in Germania dove mi laureai. Dieci anni dopo, sola, tornai a Parenzo, in Istria, dove per due anni lavorai per una agenzia turistica. In questo mio lungo girovagare, ho sempre avvertito la nostalgia di casa, la mia famiglia è sempre stato un punto di riferimento importante, la lontananza dagli affetti, talvolta, è dura. A Trani, nel 2012 incontrai Riccardo.
E qui comincia la sua parentesi pescarese.
Sì, Pescara mi ha accolto con affetto, a misura d'uomo, dove amo passeggiare a bici o a piedi. Tutto quello che faccio mi piace, dal lavoro come istruttrice Fiv (Federazione italiana vela) al Club nautico alla creazione, nel settembre 2016, del team Femmes Fatales con il quale abbiamo partecipato al primo campionato Winter cup sul Papillon.
Prossimi obiettivi?
Regate in Australia e Malta.
Il suo sogno?
Lasciare la terraferma e vivere in barca a vela. Pescare in apnea e insegnare vela. Ma ho anche un altro importante traguardo da raggiungere: scrivere per mio figlio Mattia un diario di bordo in cui mi racconto nell'intimo e racconto le mie avventure professionali. Sarà il mio regalo per lui, quando diventerà grande.
©RIPRODUZIONE RISERVATA