Kosovo, feriti nove alpini del Reggimento dell’Aquila

30 Maggio 2023

Quattro sono abruzzesi, coinvolti nello scontro tra militari Nato e manifestanti serbi

L’AQUILA. La tensione che covava sotto le macerie della guerra torna a salire nel nord del Kosovo, tra la popolazione di origine serba e quella di origine albanese. E la paura è tornata a invadere l’Europa. Con l’Abruzzo che ora si ritrova in mezzo ai due fuochi. Letteralmente: sono nove i militari del nono Reggimento alpini dell’Aquila rimasti feriti nei violenti scontri di ieri a Zvecan. Quattro di loro sono abruzzesi, un quinto è campano ma residente nel capoluogo. In totale, invece, sono 14 i militari italiani che hanno riportato ustioni e fratture. In due hanno riportato ferite gravi, ma nessuno è in pericolo di vita, come confermano dal comando aquilano. Le autorità stanno valutando di far tornare alcuni di loro in Italia per le cure necessarie. Il contingente italiano – di cui gli alpini aquilani sono parte nutrita – fa parte della Kfor, acronimo della Kosovo Force della Nato. La Kfor, a guida italiana, è presente fin dalla guerra del 1999 nel paese balcanico – dichiaratosi indipendente nel 2008 – per mantenere l’ordine e la pace nella fortissima contrapposizione etnica. Che ora torna a prendere le sembianze di una bomba a orologeria.
LO SCONTRO
L’escalation era nell’aria. Incidenti si registravano almeno da venerdì. Protagonisti i manifestanti serbi che si oppongono all’entrata in servizio di nuovi sindaci di etnia albanese – eletti alle urne il 23 aprile scorso, in un voto boicottato dal governo di Belgrado – nei quattro maggiori comuni del nord del Kosovo, che è a maggioranza serba: Zvecan, Zubin Potok, Leposavic e Mitrovica Nord. Ieri la Kfor prima dello scontro a Zvecan aveva lanciato ripetuti avvertimenti e appelli alla levata dei blocchi che impedivano anche il movimento dei mezzi della polizia locale. Invano. E il confronto è stato inevitabile: i militari della forza internazionale Nato hanno quindi dovuto affrontare i dimostranti serbi, che assediavano da ore la sede del municipio per impedire al nuovo sindaco di insediarsi nel suo ufficio. Nei duri scontri, i militari Kfor avrebbero fatto uso di sfollagente, lacrimogeni e bombe assordanti, mentre i serbi hanno risposto con un fitto lancio di sassi, bottiglie, molotov e altri oggetti. Il bilancio della battaglia è pesantissimo, con 25 soldati Nato rimasti feriti, 14 dei quali italiani, nove del nono Reggimento alpini dell’Aquila. Alcune decine sono i manifestanti serbi e i poliziotti rimasti feriti nello scontro.
LA REAZIONE DELL’ABRUZZO
La notizia degli scontri e del ferimento di militari dall’Aquila è giunta immediatamente in Abruzzo. «Auguro a tutti i militari Kfor della Nato che sono rimasti feriti in Kosovo una pronta guarigione, in particolare agli Alpini del nono Reggimento dell’Aquila, impegnati con i loro colleghi nelle operazioni di pace dall’altra parte del mare Adriatico», ha scritto il governatore Marco Marsilio, continuando: «Ho avuto modo di sentire il loro comandante, il colonnello Mario Bozzi, che mi ha rassicurato sulle loro condizioni. Le ferite sono lievi e spero che potranno tornare al più presto ad abbracciare i loro familiari».
Anche il sindaco aquilano Pierluigi Biondi è intervenuto. «Rivolgo un caloroso augurio di pronta guarigione ai militari del nono Reggimento Alpini dell’Aquila feriti durante un’operazione di polizia in Kosovo. Mi sono messo prontamente in contatto con il comandante del reggimento, cui ho rappresentato la vicinanza della città e mia personale alle donne e agli uomini impegnati nel teatro balcanico», ha scritto il primo cittadino, aggiungendo: «Proprio la prossima settimana, insieme alla sezione Abruzzi dell’associazione nazionale Alpini, mi recherò in Kosovo nell’ambito di un progetto che vede L’Aquila in prima fila in favore delle popolazioni locali. In quell’occasione testimonierò alle nostre penne nere, ancora una volta, l’affetto che l’intera comunità prova nei loro confronti».
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