Krystyna aveva cercato di scappare

27 Gennaio 2016

Duplice omicidio: Ris ancora nella casa di via Tibullo. Trovate le impronte insanguinate della 53enne sugli stipiti della porta

PESCARA. Ha tentato di scappare, altro che aggressione. L’ultima traccia della vita di Krystyna Miksza uccisa domenica in via Tibullo per difendere il figlio, sono le sue mani aggrappate agli stipiti della porta d’ingresso, le impronte insanguinate, rilevate dai Ris, lasciate prima che il suo assassino la ritirasse dentro l’appartamento e la finisse a coltellate.

Si gioca tutto sulla ricostruzione di quei minuti di totale delirio, nel bilocale di via Tibullo 25, l’entità delle accuse a carico di Maksym Chernysh, l’ucraino venticinquenne che proprio questa mattina alle 11, assistito dal suo legale, l’avvocato Vincenzo Di Girolamo, sarà ascoltato dal gip Gianluca Sarandrea nell’udienza di convalida. Un interrogatorio che arriva il giorno dopo l’intervento a cui l’ucraino è stato sottoposto ieri pomeriggio in ospedale dove, scortato dalla polizia penitenziaria, è stato ricoverato dalla mattinata nel reparto all’ottavo piano riservato proprio ai detenuti più pericolosi. E sempre ieri, negli stessi istanti in cui lui veniva sottoposto all’intervento chirurgico ai tendini delle mani (segno evidente, secondo la difesa, dell’aggressione a cui Maksym avrebbe cercato di sottrarsi), il medico legale Ildo Polidoro ha eseguito l’autopsia sui corpi martoriati di Arka Miksza, 22 anni, e di sua madre Krystyna, 53. Un esame di 7 ore che ha confermato quanto già emerso dalla prima ispezione cadaverica: e cioè che per entrambi sono state fatali le numerose e ripetute coltellate, una trentina in tutto, inferte da Maksym nelle zone vitali del torace e del collo. Confermate anche la bastonate alla testa che hanno contribuito alla fine di madre e figlio morti entrambi (la madre più tardi) per dissanguamento. Intanto ieri, per tutta la giornata, i carabinieri del Ris hanno fatto avanti e indietro nella casa dell’orrore per repertare tutta una serie di oggetti, a cominciare dal pezzo mancante della mazza da baseball che si era portato via Maksym dopo il doppio omicidio. In attesa dell’esito dei rilievi, il pm Salvatore Campochiaro ha chiesto una numerosa serie di accertamenti ai carabinieri del Nucleo investigativo diretti dal maggiore Massimiliano Di Pietro per ricostruire con esattezza i rapporti tra Arka e Maksym e i loro movimenti non solo di quella domenica ma anche dei giorni precedenti. Accertamenti che i carabinieri porteranno avanti d’intesa con gli uomini della Mobile di Pierfrancesco Muriana per accelerare i tempi e arrivare a scoprire al più presto e con esattezza, il movente di questo efferato doppio omicidio, motivo per cui saranno ascoltati la madre dell’omicida e i medici del Sert che lo tenevano in cura. Se sembra già da escludere la premeditazione dell’ucraino, è adesso sulle eventuali aggravanti e attenuanti che si gioca la sua posizione: ricostruendo rapporti e movimenti, gli investigatori dovranno arrivare a ipotizzare o a escludere i futili motivi e la crudeltà, aggravanti con cui il 25enne rischia l’ergastolo.

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