L’abbraccio al medico Piscione «Paolo resterà sempre con noi»

Amici e colleghi salutano a Montesilvano il professionista 66enne morto per un malore in mare Don Pierluigi: «Non cercate un perché, ora è nella sua esistenza eterna». Il cordoglio della Asl
PESCARA. «Perché?» Se lo chiedono in tanti, da domenica mattina. Se lo chiedono i familiari di Paolo Piscione, i parenti, i molti amici, i colleghi. È una domanda inevitabile, che si ripropone martellante da quando il medico 66enne di Montesilvano è stato stroncato da un malore mentre era impegnato in una immersione in mare, oltre gli scogli, tra gli stabilimenti La Racchetta e Tamanaco, a Montesilvano. I soccorsi non sono serviti a niente, quando il corpo è stato scoperto. I tentativi di rianimarlo non lo hanno strappato alla morte.
Inutile cercare risposte, «non ce ne sono», ha detto ieri don Pierluigi Pistone nella chiesa di Sant’Antonio, a Montesilvano, celebrando il funerale di Piscione, che era responsabile dell’Unità Operativa Semplice Coordinamento Centri Erogazione Servizi Area Metropolitana della Asl e responsabile della campagna vaccinale anti Covid di Spoltore.
«Non è facile accettare e accogliere questo momento, perché la morte lascia un vuoto, un peso nel cuore e fa rimanere senza parole, ci fa interrogare sul perché», ha detto il parroco a chi è entrato in chiesa, nel rispetto delle disposizioni anti-Covid, e ai tanti - tutti sgomenti - che sono rimasti fuori. «La morte coglie chi vuole e quando vuole, senza perché, e non siamo noi uomini a poter consolare», ha proseguito parlando della fede che «può aiutare» ma appare «difficile» da applicare a strappi così dolorosi, perché «richiede una fiducia enorme in Dio». Bisogna accettare che «Dio ci offre la possibilità di vivere meglio che possiamo, ma non è Dio a decidere quando morire. Il male gioca la sua parte», ha aggiunto rivolgendo subito dopo un pensiero alla famiglia di Piscione che è stata «provata» negli ultimi mesi da altri lutti, per la morte della madre di Paolo, Anna, e della sorella Maria Concetta.
Un aiuto, per il sacerdote, arriva dal Vangelo di Giovanni, letto davanti alla bara di Piscione, che fa riflettere sulla «morte prematura di una persona giusta» e sul «luogo di riposo» a cui è destinata. «I nostri cari sono in Paradiso, un posto che non vediamo e non conosciamo. La risurrezione non è una parola che ci siamo inventati per vivere meglio, non ci restituisce Paolo nella sua esistenza terrena ma ce lo lascia nella sua esistenza eterna. Paolo continua ad essere con voi e per voi». E la morte cos’è? «Fa parte della vita, non è l’ultima parola per noi cristiani, non è la fine ma un passaggio. Paolo c’è ancora, ma non è come prima, questo bisogna avere la capacità di capire. La sua è una presenza nuova e diversa, anche se ci vorrà del tempo per capirlo» e il pensiero va al dolore della moglie di Piscione, Ada, dei figli Giulia e Pietro, del fratello Iginio. «Non si pensi che Paolo sia solo passato. Lui è», questo il messaggio consolatorio di don Pierluigi prima che il feretro lasciasse la chiesa - dove c’erano anche i sindaci di Spoltore e Villa Celiera, Luciano di Lorito e Domenico Vespa.
Dalla Asl, la direzione generale, con quella sanitaria e amministrativa, ha espresso «sentitamente, a nome di tutto il personale, il cordoglio per la prematura scomparsa» di Piscione.

